Oh, non è facile fare le cose per benino. Però le ultime danno un euro digitale ancora più lontana dal realizzarsi completamente. Se il pilota dovrebbe partire nel 2027, nel 2029 l’euro digitale potrebbe non essere ancora completamente a terra. Perchè? Perchè costa, perchè far sì che funzioni anche senza connessione o energia elettrica non è banale.

Al Parlamento europeo è iniziato il confronto sul regolamento, e secondo Alessandro Giovannini, adviser della BCE, non è escluso che, anche per effetto delle pressioni delle banche, proprio la parte “offline” possa essere rinviata.

Questa modalità è una delle più delicate perchè servono investimenti e infrastrutture nuove, come l’uso di smart card dedicate o smartphone per registrare transazioni offline. Chi paga? Chi ci mette i soldi e perchè?

L’euro digitale vuole essere una forma digitale di contante, con valore legale in tutta l’area euro. Dovrà convivere con i sistemi privati già esistenti (come EPI ed EuroPa) ma su standard comuni, il che potrebbe comportare anche la sostituzione dei POS.

Interessante anche un altro punto: la proposta legislativa prevede che i produttori di smartphone rendano accessibili gratuitamente i sistemi di sicurezza dei dispositivi, per consentire i pagamenti digitali europei in modo sicuro. E, a spanne, sta cosa non passa proprio in modo indolore…

Ridurre le commissioni, aumentare la concorrenza, e rendere i pagamenti digitali più efficienti e indipendenti dai grandi circuiti internazionali ci costerà caro. Un bel teatrino.

Fonte: IlSole24Ore