
In soli 4 giorni l’indice S&P ha perso 1000 miliardi di capitalizzazione. E a tirare giù Wall Street sono le Big Tech.
Ma che succede?
Beh, di mezzo c’è la “cosa” più chiacchierata del momento, l’AI.
Un nuovo studio del MIT, “The GenAI Divide: State of AI in Business 2025”, ha affondato molte illusioni. Dall’analisi di 300 progetti pilota di AI generativa e numerose interviste, emerge che ➡️ il 95% delle aziende non ha ottenuto alcun ritorno tangibile sulle loro iniziative AI. Wow. 👀 Questo dato ha immediatamente incrinato la fiducia degli investitori, innescando una revisione del mercato.
L’economista del MIT Daron Acemoglu getta ulteriore ombra sul fenomeno, stimando che soltanto il 5% dei compiti lavorativi totali potrà essere realmente automatizzato o migliorato tramite AI nei prossimi 10 anni. Il resto delle iniziative, secondo lui, rischia di generare investimenti sprecati e delusioni diffuse.
Acemoglu prefigura tre scenari possibili:
1. Rallentamento graduale dell’hype e adozione lenta ma stabile.
2. “AI spring” seguito da una “AI winter” (crollo del settore tech).
3. Mania incontrollata seguita da crisi economiche e di riassunzione post-fallimento. Preferisce una combinazione dei due ultimi scenari per l’immediato futuro.
Vabbè. Ne leggeremo ancora tante di “sentenze” sulla AI. Come sempre, ogni rivoluzione passa per una fase di disillusione e chi continuerà a innovare con pragmatismo, sarà quello che scriverà davvero la prossima pagina di Wall Street.
E c’è tempo. Verranno bruciati un monte di soldi e le borse faranno i loro soliti ottovolanti.
Fonte: investors.com