Mentre siamo qui a farci la punta al cervello su ChatGPT, sui giornali, a valle del Business Forum trilaterale di ieri a Roma, risuonano delle parole pesanti.

È giunto il momento di riconoscere che l’Europa sta seriamente rimanendo indietro e che il rischio di declino e di deindustrializzazione è oggi più alto che mai“.
L’allarme arriva da Confindustria, BDI e MEDEF, le organizzazioni imprenditoriali di Italia, Germania e Francia.

I tre presidenti, Emanuele Orsini, Peter Leibinger e Patrick Martin, hanno lanciato un appello urgente alle istituzioni europee: senza una politica industriale forte e una visione comune, il Vecchio Continente rischia di perdere influenza, benessere e competitività rispetto a USA e Cina. (ehm… ma va? comincio ad essere un filo anziano per risentire sempre le stesse cose…)

Sei le priorità strategiche indicate nel documento congiunto:
1️⃣ Semplificare le regole e completare il mercato unico
2️⃣ Fare della decarbonizzazione un motore di competitività (in modo equilibrato e realistico)
3️⃣ Rafforzare la sovranità tecnologica
4️⃣ Orientare il bilancio europeo alla crescita
5️⃣ Sviluppare una strategia per le scienze della vita
6️⃣ Investire in difesa e spazio per l’autonomia strategica

Orsini è stato chiaro: “I tempi dell’industria non sono quelli dell’Europa. Abbiamo bisogno di azioni vere e forti subito“.

Già. Ma la consapevolezza da convegno da sola non basta per ridare ossigeno e slancio alle imprese. Dichiarazioni del genere le sentiamo da anni. Servono politiche che premino chi investe, regole più semplici, un piano europeo per energia e tecnologia. E, soprattutto, una cultura del rischio che non resti solo sulla carta. Vabbè, vorremmo poter vedere tutti politiche concrete che ci facciano dire: “Oh… finalmente!”

Fonte: IlSole24Ore