Nel 2019 Mastercard ha messo sul tavolo 3,2 miliardi di dollari per acquisire da Nets Group la sua unità di pagamenti in real-time. Una mossa, forse anche difensiva, per presidiare il futuro dei pagamenti europei.

Sette anni dopo? Sta cercando di venderla. E probabilmente a meno di quanto l’ha pagata 👀

Quell’asset oggi genera circa 370 milioni di ricavi e 100 milioni di EBITDA. Numeri che a tutti noi piacerebbe avere, ma poco rilevanti per un colosso che supera i 25 miliardi di fatturato annuo. Tradotto: business sano, ma non strategico.

A metà marzo Mastercard ha annunciato l’acquisizione di BVNK, società londinese che collega valute fiat e stablecoin in oltre 130 Paesi. Un’infrastruttura che permette pagamenti cross-border, gestione della liquidità e regolamenti B2B in minuti, non giorni.

Quando aveva comprato la divisione di Nets, la logica era difensiva: controllare l’A2A per proteggere i volumi carta da alternative più economiche. Ma nel frattempo il mercato è cambiato: il SEPA Instant è diventato lo standard, i player locali competono sul prezzo e i margini si comprimono. I pagamenti bancari tradizionali in Europa sono diventati una commodity: tutti fanno la stessa cosa, nessuno ci guadagna davvero.

Quindi… vince che non sta seduto sugli allori e Mastercard esce da una infrastruttura locale per scommettere su rail globali, digitali e scalabili.

L’obiettivo è quello forse di diventare il router intelligente che sceglie il percorso migliore per ogni transazione che sia con carta, bonifico o stablecoin e… guadagnare sulla scelta, non sul mezzo.

La gara ora è con Visa: chi rende prima le stablecoin invisibili all’utente finale vince una bella fetta del mercato dei pagamenti internazionali b2b del futuro.

Fonte: European Business Magazine