Faccio un coming out: ho sempre pensato alle stablecoin come un grande esperimento. Ma qui siamo già oltre. Mastercard ha infatti raggiunto un accordo per acquisire BVNK, società londinese specializzata in infrastrutture per stablecoin, per un valore fino a 1,8 miliardi di dollari. Si tratta della più grande operazione nel settore, superiore anche all’acquisizione da 1,1 miliardi di Bridge da parte di Stripe.

Mastercard si è comprata un layer infrastrutturale completo: orchestrazione multi-chain, compliance MiCA in Europa, accesso diretto a SEPA e copertura negli Stati Uniti. Non un prodotto, ma le “tubature” dei pagamenti on-chain. Costruirle internamente avrebbe richiesto anni e queste fondamenta, evidentemente, valgono miliardi.

Direi che la logica di fondo è tanto difensiva quanto offensiva. Le stablecoin regolano transazioni in pochi secondi e a costi quasi nulli: una minaccia diretta ai margini del cross-border tradizionale. Possedere l’infrastruttura significa continuare a monetizzare anche se parte dei volumi si sposterà (o si dovesse) fuori dai circuiti carta. E la cosa che più invidio in questo momento è… le risorse che hanno aziende come Mastercard per investire in questo modo. Una copertura per altro perfetta: se le carte restano centrali, vinci. Se vengono disintermediate, vinci comunque. Not bad.

Ora la palla passa a Visa, che si trova improvvisamente scoperta su un fronte che stava iniziando a presidiare ma che ha muscoli nelle gambe per accelerare.

E occhio anche ai grandi merchant: Amazon e Walmart stanno già esplorando stablecoin proprietarie. Se dovessero spingere davvero assisteremo a un bel film.

Nel frattempo, il mercato delle infrastrutture si sta chiudendo: dopo BVNK e Bridge (finita in Stripe), gli indipendenti rimasti, come Zerohash ad esempio, diventano asset sempre più strategici perchè rari. Chi sarà il prossimo paperone?

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