Che fine ha fatto PayPal? Fino a qualche settimana fa era sulla bocca di tutti “Sì sì, se la compra Stripe“… e ora?
Beh, forse ha scelto la strada più difficile o la più sfidante.

A giugno Stripe e Advent International avevano messo sul tavolo un’offerta sopra i 60 dollari per azione, oltre 50 miliardi di valutazione. Il titolo era volato oltre 62 dollari. Poi le parti si sono allontanate sul prezzo, i colloqui si sono arenati e oggi PYPL viaggia intorno a 53 dollari.

Il nuovo CEO Enrique Lores, arrivato a marzo dopo trent’anni in HP, ha deciso di non aspettare un secondo round di trattative. Mercoledì alla conferenza Goldman Sachs ha presentato il piano per restare fieramente indipendenti: 1,5 miliardi di dollari di risparmi strutturali nei prossimi due o tre anni e uno spostamento del modello di business lontano dal checkout a marchio Paypal, verso i servizi finanziari. Rileggi l’ultima parte.

Il cuore del piano è quello che non abbiamo in Italia: Venmo. Oggi genera oltre 1,7 miliardi di dollari di ricavi e ha chiuso sette trimestri consecutivi di crescita a doppia cifra nei volumi transati, ma resta un’app percepita come “quella per pagare gli amici“. Lores vuole trasformarla in un hub finanziario completo: budgeting, investimenti, un lancio imminente di buy now pay later, ad affiancare stablecoin PYUSD e carte già esistenti. Il modello dichiarato è SoFi, è Chime.

Sul fronte checkout classico, la sfida è diversa e dura. L’uso c’è (in Italia è fondamentale) ma è piatto da anni, schiacciato da Apple Pay e Google Wallet, che sono diventati il wallet di default su miliardi di dispositivi senza che l’utente dovesse scegliere nulla. Ce li hanno lì in automatico, li usano. Migliorare rewards e user experience aiuta, ma recuperare terreno perso a livello di sistema operativo è un’altra partita. E non credo che convenga buttare cellulari a marchio proprio sul mercato.

Wall Street resta un filo scettica. Il mercato aveva già prezzato un’uscita a premio, e ora deve fidarsi di un’esecuzione pluriennale in un settore dove Cash App, Robinhood, Revolut e Chime si muovono tutti nella stessa direzione: diventare il posto dove i consumatori tengono i soldi, non solo dove li spostano. Un’agorà affollata, competitiva. Ma questo è anche (lo show) business.

Gli incentivi di Lores sono chiari: bonus da 25 milioni se il titolo tocca in media 68 dollari per 60 giorni, oltre 60 milioni a 125 dollari. Ha tutto l’interesse a far funzionare il piano B.

In Europa il quadro è più favorevole: PayPal ha una penetrazione tra i merchant che sfiora il 90% in Germania, l’88% in Italia, l’86% tra Spagna e Francia, ereditata dagli anni in cui si è imposto come metodo di fiducia prima ancora che i wallet di sistema esistessero. Il vantaggio però si sta assottigliando anche qui, solo con qualche anno di ritardo rispetto agli USA. Ergo: affilare le armi, la battaglia è iniziata prima di ieri.

Fonte: The Wall Street Journal