Il 12 giugno SpaceX ha debuttato a Wall Street con un’IPO da 75 miliardi. E, in un solo giorno, l’intero settore spaziale quotato ha perso dal 10% al 31% del suo valore. Ouch!
Quando un corpo di massa sufficiente entra in un sistema gravitazionale, ridisegna le orbite di tutto ciò che lo circonda. La meccanica celeste lo chiama perturbazione, gli investitori lo chiamano riallocazione del capitale.
Per anni Rocket Lab è stata il proxy preferito di chi voleva esposizione al mercato spaziale privato senza poter accedere a SpaceX. Con SpaceX finalmente quotata, quella funzione svanisce, e il titolo ha ceduto l’11% in una giornata.
Lo stesso schema si ritrova in tutto il settore.
Planet Labs (-8,77%), BlackSky (-9,87%) e Iridium (-5,19%) operano nella raccolta dati e nella comunicazione satellitare, aree dove Starlink esercita già una pressione competitiva crescente. AST SpaceMobile (-15,5%) punta alla connettività globale dallo spazio, lo stesso mercato che Starlink presidia. Intuitive Machines (-13%), Astrobotic (-14%) e Firefly Aerospace (-19%) lavorano sulle missioni lunari, un segmento in cui SpaceX è protagonista con Starship e il programma Artemis. Redwire (-11,5%) e Voyager Technologies (-14,5%) producono infrastrutture orbitali che SpaceX intende internalizzare nel suo ecosistema industriale. Tutti un bel segno “meno”.
E poi c’è Virgin Galactic, con il -31,7% più pesante della giornata. Che storicamente è focalizzata sul turismo suborbitale di cui Musk, al momento, frega poco ma…. quando arriva un evento di questa portata, gli investitori vendono tutto ciò che è percepito come piccolo, fragile o non essenziale nello spazio.
Il mercato premierà chi riuscirà a costruire un vantaggio difendibile dentro il nuovo sistema gravitazionale che SpaceX ha appena creato.