Il prossimo CEO di Apple è un ingegnere meccanico.

Non è un visionario da palco con il lupetto nero. E’ un tizio che smonta e rimonta hardware da vent’anni.

John Ternus prenderà il posto di Tim Cook a settembre.

Qualche anno fa, quando guidava la divisione Mac hardware, Ternus doveva decidere se aggiornare il Mac Mini. Aggiornamento urgente per gli sviluppatori, ma un nuovo case avrebbe richiesto il coinvolgimento di Jony Ive e mesi di ritardi.

Ternus guardò i dati, decise che il design non richiedeva modifiche strutturali, e andò avanti.

Nessuna riunione infinita, nessun dramma interno.

Quella storia racconta tutto di lui: decisivo, pragmatico, capace di navigare la politica interna di Apple senza farsi nemici in un’azienda che in passato era famosa per le sue personalità tossiche.

Ha guidato lo sviluppo degli AirPods restando sopra le faide tra colleghi (uno fu mandato via, l’altro in Cina mentre lui rimase). Ha spinto il passaggio ai chip Apple Silicon. Ha accelerato il MacBook Neo, esaurito in pochi giorni.

Cook ha trasformato Apple in una macchina da $4 trilioni di capitalizzazione partendo da $300 miliardi. Disciplina operativa, chip proprietari e una supply chain tra le più efficienti al mondo sono stati i suoi ingredienti magici.

Ternus eredita un’azienda al massimo della sua forma ma in cerca del prossimo colpo: wearable, smart home, iPhone pieghevole.

E siccome Apple e AI sono sti molto chiacchierati, forse serve proprio avere al comando chi sa costruire le cose fisiche su cui quell’AI girerà. E un primo banco di prova sarà (si spera) un salto di qualità deciso di Siri.

Il “nerd dell’hardware” al timone potrebbe essere la scelta più strategica degli ultimi dieci anni. Potremmo semplificare dicendo che Jobs visionava. Cook ottimizzava. Ternus costruisce. Buon lavoro.