Non sono pettegolezzi estivi ma lezioni di business. Nel 2017 Paolo De Nadai fonda WeRoad partendo da un’idea semplice: viaggi di gruppo pensati per chi non vuole prenotare da solo ma nemmeno affidarsi al classico (leggi: noioso) pacchetto da tour operator.
Otto anni dopo, quella community di viaggiatori vale abbastanza da far muovere Airbnb, Unicredit e la famiglia Berlusconi.
Dal 2021 al 2025 i ricavi sono stati moltiplicati per 10, arrivando a 110 milioni. Il peso dei mercati esteri è salito al 30%, con gli Stati Uniti come prossima frontiera di sviluppo.
Airbnb è entrata da poco con un round da 58 milioni e ha messo Andrea D’Amico, CEO di WeRoad, a guidare la sua divisione hotel globale, in un’operazione che intreccia capitale e persone in modo raro nel venture capital. Tra i soci già presenti c’è Annapurna, il braccio di investimento di H14, la holding che fa capo a Barbara, Eleonora e Luigi Berlusconi.
Ora arriva Unicredit e preparti perchè è bella: un centinaio di famiglie italiane clienti della banca sono state riunite in un veicolo societario che ha rilevato quote da altri soci, posizionandosi intorno al 10%, alla pari di Airbnb e Annapurna.
L’obiettivo dichiarato è duplice: dare ad alcuni clienti della banca (vedi sotto) accesso a un investimento secondario su una società growth, e permettere ai fondatori di monetizzare parte del valore creato, ottenendo la stabilità economica per affrontare la prossima fase di espansione globale.
Con ticket d’ingresso da 30 a 150 milioni, parliamo di operazioni riservate a poche decine di famiglie.
WeRoad non avrà ancora le dimensioni di Bending Spoons, ma la traiettoria è quella di un’azienda italiana capace di attrarre capitali internazionali restando fedele al proprio modello.
Poi lamentatevi dicendo che in Italia manca il capitale per far crescere le scale-up.
Fonte dati: L’Economia – Il Corriere della Sera