Il mercato dei datacenter vale già oltre 500 miliardi di dollari e potrebbe superare i 1.450 miliardi entro il 2035 (Frost & Sullivan). Un business che crescerebbe del 190%, ad un tasso dell’+11% ogni anno. Corri a trovarti un lavoro lì. Anzi no. Perchè se è vero che gli hyperscaler hanno emesso oltre 120 miliardi di dollari di debito nel 2025, circa quattro volte la media storica, per costruire data center in Europa… potrebbero aspettare fino a sette anni prima di essere “accesi”.

A rallentare la corsa è l’energia. Roland Berger stima che la capacità globale passi da 88 GW a 341 GW entro il 2035, ma l’allaccio alla rete richiede da uno a tre anni negli Stati Uniti e, come detto, fino a sette in Europa. Si investono oggi capitali su domanda di calcolo e costi energetici che potrebbero essere molto diversi quando l’impianto entrerà in funzione. Un rischio non da poco.

Nonostante questo la spesa in conto capitale di Amazon, Alphabet, Meta e Microsoft è salita da circa 86 miliardi nel 2023 a oltre 280 miliardi a fine 2025, con l’AI che pesa già per il 77% degli investimenti.

Quindi eccola un’altra sfida per noi: l’Europa riuscirà ad accelerare reti e connessioni in tempo utile, o la capacità AI continuerà a nascere altrove? Perchè con questi tempi di allaccio, la quota sulla capacità globale rischia di scendere dal 13% al 10% entro il 2030, proprio mentre la domanda cresce.

E… in Italia? Da noi, com’è? Oggi i data center operativi valgono circa 460 MW, e se tutti i progetti censiti andassero in porto si arriverebbe a 2,3 GW entro il 2031 (fonte: ricerca IDA), con investimenti potenziali fino a 37 miliardi di euro in dieci anni. A Terna (gestore della rete elettrica) sono però arrivate richieste di allaccio per circa 100 GW, cinquanta volte quanto si prevede di realizzare davvero entro il 2030. Saranno i tempi di autorizzazioni e allacci a decidere quanti di quei progetti vedranno la luce.

Tags: