
GoPro nasce per filmare salti in mountain bike e derapate in moto. Tra qualche mese la stessa tecnologia potrebbe finire dentro un drone militare o in un data center per l’intelligenza artificiale.
Il 1° settembre GoPro ha firmato una fusione da 285 milioni di dollari con Starman Optical, azienda americana specializzata in transceiver ottici, i componenti che alimentano le reti in fibra ad alta velocità dei data center AI.
Agli azionisti attuali va un pagamento cash di 1,14 dollari per azione, quasi il doppio della quotazione di fine agosto (0,60 dollari), e resteranno con circa il 10% della società combinata. I 92 milioni di debito residuo vengono ripagati integralmente alla chiusura, prevista entro fine 2026.
Il titolo era quotato all’IPO del 2014 a 24 dollari per azione. A maggio 2026 viaggiava a 1,73 dollari. Ad agosto era sceso a 0,60, un crollo di oltre il 65% in un trimestre. Dopo l’annuncio ha toccato 1,83 dollari, un rimbalzo superiore al 100% in pochi giorni.
Quello che interessa a Starman non sono i sensori delle Hero ma gli oltre 2.500 brevetti su ottica, resistenza agli urti e stabilizzazione immagine, tecnologia che si sovrappone a quella richiesta da droni e piattaforme di imaging militare.
GoPro non è la prima a virare sul racconto AI per salvare un titolo in caduta libera. CoreWeave è passata dal mining di criptovalute al cloud per l’AI ed è arrivata in Borsa nel 2025 con risultati concreti. Allbirds ha cambiato nome in Smartbird dopo aver ceduto le scarpe, e il titolo segna ancora un calo del 42% da inizio anno.
GOPRO continuerà ad esistere?
Già, perchè, bello tutto ma… le camere continueranno ad essere prodotte?
Sì, stando a quanto dichiarato finora.
GoPro ha detto esplicitamente che continuerà a “supportare pienamente” la linea di prodotti consumer esistente e la piattaforma cloud/abbonamenti su cui molti utenti hanno il proprio archivio di immagini. Il comunicato ufficiale del 1° settembre parla di “investire nella crescita” e in “una roadmap di prodotto più ampia e diversificata“, non di dismissione del business storico.
E l segnale più concreto è arrivato due giorni dopo, il 3 settembre: Nick Woodman (che ha fondato l’azienda nel 2002) ha pubblicato una lettera aperta ai clienti in cui promette camere più innovative, accessori più intelligenti e software e servizi migliorati. È un impegno più esplicito di quello contenuto nell’annuncio della fusione, che inizialmente si concentrava quasi tutto su AI, difesa e aerospazio, lasciando la parte consumer sullo sfondo.
Detto questo, non c’è ancora una roadmap di prodotto confermata con date e modelli. È una dichiarazione d’intenti in un momento in cui GoPro ha tutto l’interesse a rassicurare la propria base di clienti mentre negozia un cambio di controllo. Vale anche notare che Starman Holding possiede già i marchi di accessori Incase, Incipio e Griffin, il che potrebbe portare a sinergie distributive per le camere GoPro, anche se non sono stati resi noti piani specifici.
Il vero banco di prova sarà l’uscita del prossimo modello dopo la chiusura dell’operazione, prevista entro fine 2026.