Non mi sembra che ci fosse tutta questa corsa verso grande mela ma New York è il primo stato americano a bloccare la costruzione di nuovi data center. Non si tratta di una legge approvata dal parlamento locale (che pure aveva votato una misura simile il mese scorso, poi giudicata troppo complessa dall’ufficio della governatrice), ma di un ordine esecutivo firmato oggi da Kathy Hochul, con effetto immediato.

Il blocco riguarda gli impianti da 50 megawatt in su, quindi praticamente tutti i grandi progetti proposti negli ultimi anni, e durerà fino a un anno, il tempo che la governatrice si è data per costruire standard su impatto ambientale, consumo idrico e domanda energetica. Un sondaggio Siena Research Institute di giugno mostrava un consenso trasversale alla misura, con il 46% dei cittadini favorevole a una moratoria di un anno contro il 21% contrario, sostegno bipartisan sia tra democratici che tra repubblicani. Curiosamente, lo stato di New York non è finora tra le destinazioni preferite dai grandi hyperscaler per i loro impianti più imponenti.

New York non è la prima: in Irlanda i data center hanno consumato quasi quanto tutte le case residenziali del paese lo scorso anno, arrivando al 23% del consumo elettrico nazionale, nonostante un blocco temporaneo ai nuovi allacci nell’area di Dublino già dal 2021. In Danimarca il gestore della rete ha sospeso tutte le nuove richieste di connessione su larga scala: c’erano 14 gigawatt di progetti in coda, il doppio del picco di domanda elettrica del paese. In Cile, una regione già colpita da una siccità che dura da 15 anni vede i server assorbire il 62% del consumo energetico locale.

Le cifre più impressionanti riguardano le emissioni. A marzo, Google, Amazon e Microsoft messe insieme producevano circa un terzo delle emissioni di CO2 equivalente di tutta la Francia, con un trend in crescita costante. Negli Stati Uniti, i data center faranno lievitare le bollette elettriche di 23 miliardi di dollari entro il 2028. Eppure ieri Meta ha annunciato che il suo progetto in Louisiana, già in costruzione, passerà da 2 a 5 gigawatt di capacità.

Le proteste stanno crescendo e i governi iniziano a intervenire, ma i grandi player dell’AI continuano a costruire alla stessa velocità di prima. La battaglia normativa fa notizia, la corsa infrastrutturale continua comunque.

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