OpenAI ha deciso che il primo hardware della sua storia non sarà un telefono, non sarà un visore, ma uno smart speaker senza schermo pensato per vivere in casa e spostarsi tra le stanze. Lo riporta Bloomberg, citando fonti vicine al progetto: il dispositivo avrà una telecamera e sensori per percepire l’ambiente, si personalizzerà nel tempo e avrà una personalità propria, accedendo alle capacità di ChatGPT per controllare elettrodomestici smart e gestire contenuti multimediali.

Arriva un nuovo Alexa, un nuovo Google Home. O meglio, arriva un concorrente. Che già se avevi paura della tua privacy…

La rivelazione è attesa entro fine 2026, il lancio nel 2027.

Dietro questa scelta c’è un’idea di Sam Altman, espressa già a maggio 2025 quando OpenAI acquisì io, la startup fondata da Jony Ive, per 6,5 miliardi di dollari: accedere all’intelligenza artificiale aprendo un browser e digitando una query su un sito è un paradigma superato. Altman parla apertamente di reimmaginare cosa significhi usare un computer, e i numeri confermano la serietà del progetto: oltre 200 persone lavorano da mesi su una linea di dispositivi che include anche occhiali smart e una lampada intelligente.

Il tempismo non è casuale. Venerdì scorso Apple ha citato in giudizio OpenAI e due suoi dipendenti, accusandoli di aver sottratto segreti industriali per sviluppare proprio questa gamma di device. OpenAI, dal canto suo, sostiene che il proprio smart speaker sia concettualmente distante da qualunque prodotto Apple e ritiene improbabile la violazione di segreti commerciali.

Quello che sta prendendo forma è un terzo fronte nella competizione per l’interfaccia dominante dell’era AI, dopo smartphone e computer. Se il device funzionerà davvero come un compagno che impara le abitudini di chi lo usa, il prodotto non sarà l’oggetto fisico in sè ma la relazione che costruirà con ogni utente nel tempo.