TikTok diventa “americana” ma ByteDance, la sua casa madre cinese, continuerà a intascare una fetta importante dei ricavi generati negli Stati Uniti.

Con l’ultimo accordo firmato da Trump, TikTok U.S. passerà sotto la maggioranza di un consorzio di investitori statunitensi tra cui Oracle, Silver Lake, il fondo MGX di Abu Dhabi, e altri.

ByteDance non uscirà di scena. Verrà mantenuta una partecipazione azionaria come “minoranza rispettosa” (al di sotto del 20 %) per rispettare le leggi statunitensi.

Oltre alla quota societaria, ByteDance guadagnerà tramite licenze sull’algoritmo che raccomanda i contenuti, uno degli asset più sensibili e strategici della piattaforma.

Il totale del suo “ritorno economico” è stimato attorno al 50% degli utili generati negli USA: fra licenze tecnologiche, royalties sull’algoritmo, e profitti derivanti dalla sua quota azionaria residua.

Che cosa cambia adesso?

Non molto in realtà. Nonostante si metta un’etichetta di “controllo americano”, una parte chiave della catena del valore, l’algoritmo, la tecnologia che decide “che cosa vedi”, rimane sotto l’influenza (economica e tecnica) di ByteDance. Strano perchè avevo capito diversamente.

Il valore della transazione (circa 14 miliardi di dollari secondo alcune stime) appare sottostimato se si considera che ByteDance guadagnerà quasi la metà degli utili. Alcuni analisti parlano di una valutazione più vicina ai 35-40 miliardi, ma il fatto che ByteDance resti dentro il giro cambia un bel po’ le carte in tavola.

E non sono state specificate forse le questioni più importanti: quando verrà finalizzato l’accordo, come saranno regolati i diritti di licenza sull’algoritmo? Quanto potrà ByteDance influenzare l’operatività pratica (anche indirettamente) tramite servizi tecnici e sviluppo algoritmico? Mah.

In termini di sovranità tecnologica, sicurezza dati e trasparenza per gli utenti non mi sembra sia cambiato molto.

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