
Sempre meno culle, sempre più capelli bianchi. 355.000 bambini nati l’anno scorso. 15.000 in meno rispetto al 2024, che era già un record negativo. Il tasso di fecondità è sceso a 1,14 figli per donna, il più basso della storia del Paese.
Per capire la distanza dal punto di equilibrio: ne servirebbero 2,1 per mantenere stabile la popolazione senza immigrazione.
La Francia, con un tasso di 1,61, avrebbe generato quasi 140.000 nascite in più se applicato all’Italia. Ma non è solo questione di voglia di fare figli, è che le generazioni in età fertile si stanno assottigliando di anno in anno.
Sul fronte opposto, l’età media della popolazione ha raggiunto 47,1 anni. Gli over 65 sono ormai 1 italiano su 4. Gli over 85 superano i 2,5 milioni.
L’unica cosa che tiene la popolazione sostanzialmente stabile, dopo 12 anni di calo, è il saldo migratorio positivo (+296.000 nel 2025). Senza di quello, il declino sarebbe già visibile nei numeri totali.
La geografia conta: il Nord cresce, il Sud perde. Basilicata, Molise e Sardegna le regioni più in difficoltà. Trentino-Alto Adige, Emilia-Romagna e Lombardia invece le più dinamiche, trascinate anche da flussi migratori interni e internazionali più vivaci.
Ma cosa significa tutto questo in concreto, nella vita reale?
Significa scuole sempre più vuote al Sud e borghi che si spopolano silenziosamente. Significa un sistema pensionistico che regge oggi grazie a chi lavora, ma che dovrà fare i conti con una base contributiva sempre più stretta. Significa un sistema sanitario chiamato ad assistere una popolazione sempre più anziana, con risorse che non crescono di pari passo.
Significa anche ripensare il concetto di famiglia: le coppie con figli sono ormai solo il 28,4% delle famiglie, mentre crescono i nuclei monopersonali, quasi 15 milioni di persone vivono sole.
Non si tratta di allarmare, ma di prendere atto. Le politiche per la natalità esistono, ma finora non hanno invertito la tendenza. Il congedo parentale, gli asili nido, il costo della vita, la precarietà lavorativa dei giovani: sono tutti tasselli di un puzzle che l’Italia fatica ancora ad assemblare in modo coerente.
I dati Istat 2025 sono drammaticamente una mappa di ciò che ci aspetta.
Fonte: Indicatori demografici Istat 2025, IlSole24Ore