Dal 1° luglio, ogni pacco che arriva da Shein, Temu o AliExpress costa almeno 3 euro in più.
È entrato in vigore oggi il nuovo dazio europeo sulle spedizioni da Paesi terzi di valore fino a 150 euro.
Tre euro per spedizione, ma non sempre solo tre.
Già perchè il meccanismo funziona per articolo e per codice doganale. Se ordini cinque magliette identiche, paghi 3 euro una volta sola. Se ordini una maglietta di cotone e una di fibra sintetica, ne paghi 6 perché hanno codici diversi. Le piattaforme hanno un piccolo vantaggio: possono usare la classificazione armonizzata a sei cifre (invece che a dieci) e in certi casi abbassare il totale. Ma non possono bypassare il sistema.
Il dazio lo paga tecnicamente chi presenta la dichiarazione doganale, cioè la piattaforma, il vettore o lo spedizioniere. Non il consumatore finale, almeno sulla carta.
Nella pratica, chi compra è quello che riceve il conto.
Questo è solo il primo atto. Dal 1° ottobre arriva un contributo nazionale aggiuntivo di 2 euro (Dl 107/2026). Dal 1° novembre una Handling Fee europea fino a 2 euro. E dal luglio 2028, sparisce definitivamente la franchigia doganale anche per gli acquisti sopra i 150 euro, entrerà in funzione il Data hub doganale europeo per l’e-commerce, che calcolerà i dazi standard su ogni prodotto, senza soglie di esenzione.
L’Unione europea sta smontando pezzo per pezzo il modello che ha permesso a Temu e Shein di vendere a prezzi impossibili in Europa. Addio fast fashion?
Già nel 2025 il flusso di piccoli pacchi da Paesi terzi valeva 5,9 miliardi di euro. Un mercato enorme costruito anche su un vantaggio fiscale che adesso viene eliminato.
Per ora, chi compra online da Paesi terzi dovrà guardare con più attenzione le condizioni contrattuali prima di confermare l’ordine. Il costo finale non sarà sempre e solo 3 euro.
L’Europa sta costruendo un sistema doganale all’altezza del problema, o sta rattoppando un sistema pensato per un’economia che non esiste più?