JD.com e Ant Group, due tra le più grandi tech company cinesi, stanno portando avanti un’iniziativa che potrebbe cambiare gli equilibri della finanza digitale globale: lancio di stablecoin in yuan, da utilizzare inizialmente a Hong Kong.

L’obiettivo è quello di offrire un’alternativa alle stablecoin ancorate al dollaro, che oggi rappresentano oltre il 99% del mercato globale (stimato a 250 miliardi di dollari, con una proiezione a 2.000 miliardi entro il 2028). E’ ancora un braccio di ferro Cina-USA-

👀 Perché però a Hong Kong?
Per aggirare le restrizioni interne cinesi sulle criptovalute, ma anche per spingere sull’internazionalizzazione dello yuan. JD.com e Ant Group stanno già preparando richieste di licenza a Hong Kong e Singapore, approfittando del nuovo quadro normativo che partirà il 1° agosto.

Lo yuan oggi rappresenta solo il 2,89% dei pagamenti globali, ai minimi da quasi due anni. Le aziende cinesi oltretutto usano sempre più Tether (USDT) per i pagamenti internazionali, complici le tensioni geopolitiche e le restrizioni sui capitali. Dal 2021, il volume di trading in USDT da parte di clienti cinesi è quintuplicato. A Pechino staranno con le mani tra i capelli.

Se avrà successo, lo stablecoin in yuan potrebbe rafforzare la sovranità finanziaria cinese, aprendo la strada a un’adozione più ampia di valute digitali da parte delle banche centrali.

Il percorso è complesso, non è una robetta che si mette in piedi in due giorni e giù tutti a transare in questo modo: servirà superare vincoli normativi, costruire fiducia internazionale verso le istituzioni finanziarie cinesi e integrare meglio i mercati onshore e offshore dello yuan.

Con i popcorn in mano ci si può godere la competizione sempre più accesa tra asset digitali in dollari e in yuan, soprattutto nell’area Asia-Pacifico e nei Paesi coinvolti nella Belt and Road Initiative (iniziatica lanciata da Xi Jinping nel 2013, ma che te lo dico affare). E una pressione crescente sugli altri Paesi affinché definiscano strategie digitali coerenti.

Fonte: Reuters