
Revolut vuole quotarsi in borsa. E l’ha deciso: lo farà in due posti insieme, a New York (sul Nasdaq) e a Londra.
Lo ha detto la settimana scorsa il fondatore e CEO Nik Storonsky. Oggi l’azienda vale 115 miliardi di dollari e l’obiettivo, quando si quoterà, è quello di arrivare tra i 150 e i 200 miliardi.
Perchè su due mercati?
Storonsky lo ha spiegato senza troppi giri di parole: l’America ha molti più investitori pronti a comprare azioni, quindi i prezzi salirebbero di più. Per anni ha detto che Londra, al confronto, era un mercato debole. Ora accetta comunque di quotarsi anche lì, ma solo perché è diventato conveniente farlo, non perché probabilmente ci creda davvero.
Vabbè ma se il London Stock exchange non convince… perchè farlo? Per due motivi.
Primo: Revolut, con quella valutazione, sarebbe una delle aziende più grandi della borsa di Londra, più grande di Barclays o BP.
Secondo: Revolut ha appena ottenuto, dopo quattro anni di trattative, la licenza bancaria britannica. Voltare le spalle a Londra proprio ora avrebbe irritato chi gliel’ha concessa.
Un po’ una tattica, convenienza sì economica ma soprattutto politica.
C’è anche però anche un dettaglio pratico: fino all’anno scorso, quotarsi a Londra costava una piccola tassa sulle azioni che Storonsky aveva sempre indicato come un problema. Il governo britannico l’ha eliminata per tre anni, proprio per convincere aziende come Revolut a restare. Ha funzionato.
Un’altra fintech, Wise, aveva fatto una scelta simile qualche anno fa: prima Londra, poi quest’anno il trasferimento principale a New York. Revolut vuole evitare quel doppio passaggio e partire subito con entrambe le borse.
Quando?
Non prima del 2028. Prima serve un altro passaggio: trasformare l’autorizzazione ottenuta dai regolatori americani in una vera banca operativa negli Stati Uniti, previsto per la prima metà del 2027. Solo dopo si potrà parlare di quotazione.