
In Italia differenziamo il 68% dei rifiuti urbani. Un record storico secondo l’ultima fotografia Ispra sul 2024. Siamo molto bravi ma non basta.
Purtroppo infatti quello che viene effettivamente riciclato si ferma al 52%.
Quasi metà di ciò che separiamo con cura in casa, al ristorante, in ufficio, non chiude il ciclo dell’economia circolare.
Perché succede? Colpa nostra.
- Troppi errori nella separazione. La lattina finisce nell’organico, il vasetto di plastica nel vetro. Poca sorveglianza, molta fretta da parte di noi consumatori.
- Gli enti locali hanno spinto sulla quantità della raccolta, non sulla qualità.
- Per chi produce imballaggi conviene comprare plastica vergine dalla Cina piuttosto che plastica riciclata, più cara. Risultato: più plastica in circolazione, non meno.
Nel 2024 abbiamo prodotto quasi 30 milioni di tonnellate di rifiuti urbani, il 2,3% in più del 2023.
L’obiettivo europeo per il 2025 era un riciclo effettivo al 55%. Siamo sotto di tre punti, con il 2035 che chiede di arrivare a un 65%.
Una leva concreta esiste già e funziona in circa 1.500 Comuni: far pagare la tassa sui rifiuti (la TARI) in base al volume reale prodotto, non a tariffa fissa. Questo dovrebbe spingere tutti a fare più attenzione.
Chi differenzia bene e produce meno scarti paga meno. Un incentivo economico diretto, non una campagna informativa.

Fonte: IlCorrieredellaSera