Ma chi è questo matto? L’ho sinceramente pensato quando ho visto la foto dell’articolo sul Corriere durante il weekend scorso. Leggendo l’intervista… quanta invidia, invece. Il Presidente Paolo Rotelli ha lasciato il più grande gruppo ospedaliero privato italiano per fare il rapper in Francia.
E no, non è una di quelle storie di burnout in cui si molla tutto per aprire un agriturismo in toscana.
Paolo Rotelli aveva 24 anni quando, nel 2013, si trovò a guidare il Gruppo San Donato dopo la morte del padre. Galeazzi, San Raffaele, policlinico San Donato, Madonnina: 20 strutture, un brand che la gente non sapeva nemmeno che esistesse come gruppo. Partì da 1,3 miliardi di fatturato. Ha chiuso il 2025 a oltre 350 milioni di EBITDA. Chapeau.
Il 1° maggio si è dimesso da tutte le cariche. In videocall dalla Francia, jeans e maglietta.
Ora si chiama Tractopelle Musik, produce dieci artisti, ha aperto un’etichetta discografica a Monaco e nei video indossa chili di collane d’oro.
Usa lo shock per attirare l’attenzione, e poi, quando ce l’ha, racconta qualcos’altro.
Che non è molto diverso poi da quello che fanno i brand migliori.
Nelle parole dell’ex presidente c’è anche una critica al mercato musicale: le major oggi sono aziende quotate che ottimizzano per il trimestre e non costruiscono più artisti su decenni. Quando la cultura diventa prodotto capitalistico puro, dice, è la fine della cultura.
Quindi investe su chi sa scrivere, su chi merita una seconda occasione e sull’ironia come linguaggio per parlare ai giovani di cose serie.
Giusta o sbagliata che sia la scelta, c’è un filo logico che tiene.
Cosa direbbe suo padre di tutto questo?
“Quello che mi ha sempre detto: fai quello che vuoi, ma fallo al massimo delle tue capacità.”
Una frase che funziona tanto in sala operatoria quanto in studio di registrazione. Buona nuova avventura!
E tu? Se potessi regalarti una nuova carriera professionale, che cosa sceglieresti?