L’Italia forma pochi laureati e li fa aspettare troppo.

Il 31,1% dei 25-34enni italiani ha una laurea. La media europea è al 44,8% e siamo i penultimi nell’Unione.

Ma il nuovo country report della Commissione europea non si ferma al conteggio e mette in evidenza una triste realtà.

Il 43,8% degli universitari italiani completa gli studi nei tempi previsti. In Europa la media si ferma al 32,5%. Un divario di oltre dieci punti che Bruxelles spiega con 3 incentivi perversi strutturati nel sistema: la ripetizione gratuita degli esami, l’assenza di crediti minimi annuali obbligatori e nessun requisito minimo di frequenza.

Il sistema, cioè, non penalizza il ritardo ma lo rende normale. Certo, i nostri “ragazzi” dovrebbero capirla da sola l’importanza di una laurea presa in tempo ma… le conseguenze si vedono al momento dell’uscita.

Il tasso di occupazione dei neolaureati italiani è al 77,8%, contro l’86,7% europeo. Il 40% lavora in settori non correlati al proprio titolo.

Che magari però non è solo “colpa” loro: il corpo docente è il più anziano dell’Ue, con metodi di insegnamento e uso della tecnologia che la Commissione definisce esplicitamente meno innovativi. Non si pretendono professori appassionati come Jean Keating dell’Attimo Fuggente ma evidentemente anche loro giocano una parte importante.

Il Pnrr ha introdotto una riforma dei corsi di laurea che punta a maggiore flessibilità curriculare e allineamento con le competenze richieste dal mercato. Ci vorrà tempo. La Commissione suggerisce inoltre di collegare il finanziamento universitario ai tassi di completamento e alle valutazioni degli studenti, spostando l’incentivo dal numero di iscritti alla qualità dei percorsi.

In parallelo, la raccomandazione è di rafforzare i tirocini obbligatori durante gli studi (così si acquisiscono – forse – delle competenze sul campo) e migliorare la promozione delle discipline Stem, in particolare tra le donne.

Sono tutti interventi sensati. Il punto è che richiedono volontà politica di toccare un sistema che ha reso il fuori corso una condizione normale, quasi accettata, oltre un sistema un filo datato.

Mi dà fastidio essere additato come un Paese che non riesce a portare i propri studenti alla laurea nei tempi. Ma così dicono i dati.

Fonte: IlSole24Ore