
In Italia i canali televisivi tradizionali hanno perso oltre venti punti percentuali di quota di mercato in soli cinque anni, passando dal 78% del 2020 al 57% del 2025. Il pubblico e i ricavi pubblicitari si spostano con decisione verso i colossi americani dello streaming e piattaforme come YouTube.
Non va diversamente in Germania che perde 16 punti o in Inghilterra che ne perde 14. Anzi, in Uk, Netflix ha chiuso il 2025 con un fatturato di 2,06 miliardi di sterline. Un numero che supera la divisione Tv di Itv, la principale emittente commerciale del paese, e stacca Channel 4 (1 miliardo) e Channel 5 (318 milioni).
Il motivo di questa trasformazione risiede nel controllo dell’infrastruttura tecnologica e nella gestione dei dati degli utenti. Chi domina la distribuzione digitale stabilisce le regole dell’attenzione, costringendo i gruppi televisivi europei a cercare aggregazioni transnazionali per sopravvivere.
Da qui il consolidamento in corso: Sky e Itv nel Regno Unito, il destino di M6 in Francia, la trasformazione di Mediaset in Mfe-Mediaforeurope su scala paneuropea.
Chi lavora nei media o nel fintech riconosce lo stesso schema: senza scala e infrastruttura proprietaria, anche i marchi solidi restano marginali nei ricavi.
Senza una scala d’azione continentale e un’innovazione costante, chi produce valore rischia di diventare un semplice fornitore per le piattaforme che controllano il mercato.
Fonte: studio di eMedia per Il Sole 24 Ore