Ho un po’ Esprinet nel cuore perchè la conosco da sempre e perchè sempre stata un mio cliente in diverse socità dove ho lavorato.

Esprinet nasce come distributore all’ingrosso di tecnologia: compra dai produttori, rivende ad aziende e retail. Un modello b2b solido, scalabile, poco sexy. Lo fa da 26 anni, da Vimercate.

Nel primo trimestre 2026 Esprinet ha fatturato oltre un miliardo . +11% sull’anno prima.

Ma chi sta facendo il botto, chi segnala il cambio di rotta dell’azienza è Zeliatech, la divisione green tech del gruppo. Quella che un anno fa esisteva a malapena nel radar degli analisti.

Oggi il gruppo si muove su tre assi: la distribuzione tradizionale (765,8 milioni, +10%), V-valley per cloud e cybersecurity (237,1 milioni, +6%) e Zeliatech per le energie rinnovabili (61,8 milioni, +41%). Ad aprile ha lanciato Innovexya, una business unit trasversale che aggrega servizi tecnici, logistici, cloud e di sicurezza in un’unica struttura accessibile anche ai partner più piccoli.

La geografia si espande con la stessa logica. Spagna +24%, Marocco +34%, Portogallo +14%. A ovest, l’acquisizione di Vamat porta il gruppo in Benelux e Irlanda nel fotovoltaico. A sud, il Marocco diventa testa di ponte per l’Africa.

Il nuovo AD Giovanni Testa è esplicito: AI, cybersecurity ed energie rinnovabili sono i motori del prossimo capitolo. La distribuzione rimane la base, i servizi diventano il margine.

È il classico pivot che le aziende di distribuzione tecnologica stanno facendo in tutta Europa, ma Esprinet lo sta eseguendo con una disciplina finanziaria che pochi riescono a mantenere durante una transizione di questo tipo: EBITDA a 15,7 milioni, +44%.

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