
In Italia dicevano che non si potesse fare. Che il monopolio ferroviario era troppo radicato, troppo strutturato, troppo potente per essere scalfito da un privato.
Poi è arrivato Italo, e nel giro di qualche anno le tariffe sono scese del 40%, i passeggeri sono raddoppiati a oltre 60 milioni l’anno e, cosa rara, entrambi gli operatori sono rimasti profittevoli.
Ora Italo vuole replicare esattamente questo schema in Germania, con un investimento da 3,6 miliardi di euro, 26 treni prodotti da Siemens e un piano operativo che punta a collegare 18 città su 1.300 chilometri di rete, con 50 servizi giornalieri sulle direttrici più trafficate del paese: Monaco-Berlino-Amburgo e Monaco-Colonia-Dortmund.
Il mercato tedesco del lungo raggio vale tra i 110 e i 120 milioni di passeggeri l’anno, con un potenziale di crescita stimato di almeno il 40%. È, in altre parole, il mercato più grande d’Europa su cui un operatore privato non ha ancora messo piede.
Il modello che Italo porta avanti si basa su un concetto: la concorrenza non distrugge il mercato, lo allarga. Lo ha dimostrato in Italia, dove l’ingresso di un secondo operatore ha generato una crescita complessiva della domanda del 120%. Non è stata una guerra di prezzi che ha massacrato i margini, è stata una competizione che ha reso il treno più attrattivo rispetto all’aereo e all’auto.
Ora vediamo se Deutsche Bahn saprà rispondere con la stessa intelligenza con cui Trenitalia, dopo una fase iniziale di resistenza, ha imparato a competere. O se invece ripeterà quegli stessi errori e si metterà di traverso.
I primi treni sono attesi per metà 2028.
Fonte: IlSole24Ore