Il cloud cambierà. Il panorama del cloud computing è sull’orlo di una trasformazione epocale, con il 2026 che segna l’inizio di una nuova era federata. Il modello ipercentralizzato dominato dagli hyperscaler come Amazon Web Services, Microsoft Azure e Google Cloud sta progressivamente evolvendo, affiancato e in parte sostituito da cloud sovrani, edge computing e neocloud specializzati. Questa transizione avrà un impatto profondo su investimenti, fusioni e acquisizioni (M&A) e politiche industriali.

Il mercato del Cloud

Secondo l’Insight report di Klecha & Co., intitolato “The End of the Cloud as We Know It“, si prevede che entro il 2030 il valore combinato di cloud ed edge computing raggiungerà i 1.500 miliardi di dollari, più del doppio rispetto alle stime per il 2025. Sebbene i grandi fornitori internazionali continueranno a crescere, superando i 900 miliardi di dollari di ricavi, il loro peso relativo nel mercato diminuirà dall’80% al 64%.

La crescita più rapida sarà trainata dalle infrastrutture locali e quelle più vicine agli utenti finali. Questa spinta è dettata dalla necessità di gestire enormi quantità di dati, in particolare con l’avanzata dell’intelligenza artificiale, in tempi sempre più rapidi. Inoltre, la conformità alle normative nazionali sulla sicurezza e la localizzazione delle informazioni gioca un ruolo cruciale. Stephane Klecha, founder e managing Partner di Klecha & Co., sottolinea: “Nei prossimi dieci anni, assisteremo alla nascita di un sistema planetario distribuito, adattivo e federato. La creazione di valore si sposterà dal possesso delle risorse all’orchestrazione intelligente“.

L’evoluzione del Cloud

Questa evoluzione ha anche significative implicazioni finanziarie. La capacità di calcolo sta emergendo come una nuova asset class infrastrutturale, paragonabile per importanza a energia e capitale. Non saranno solo le Big Tech a beneficiarne. Settori come le telco e i real estate investment trust (REIT) potranno affittare capacità a operatori cloud ed edge, trasformando asset legacy in rendimenti infrastrutturali digitali. Le principali compagnie telefoniche, tra cui Vodafone, Verizon, Ntt e Stc, stanno già registrando una crescita a doppia cifra nei ricavi da edge colocation. Anche i fornitori di semiconduttori e hardware vedranno benefici, data la spesa in hardware di IA che si prevede supererà i 400 miliardi di dollari all’anno entro il 2030, così come fondi infrastrutturali come Brookfield, DigitalBridge e Kkr.

Italia e Cloud

L’Italia è parte di questa dinamica, sebbene con un gap di maturità. Il mercato cloud italiano ha superato gli 8 miliardi nel 2025 (+20%), con circa il 60% delle imprese che utilizzano servizi cloud, ma solo il 28% che sfrutta funzionalità avanzate. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) ha destinato 1,9 miliardi alla migrazione del settore pubblico al cloud, e gli hyperscaler stanno investendo significativamente: AWS destinerà 2 miliardi alla regione di Milano, mentre Microsoft e Google hanno piani pluriennali che superano il miliardo ciascuno. Stephane Klecha conclude: “I prossimi cinque anni rappresentano una finestra straordinaria per riposizionarsi: investire in piattaforme di interconnessione, orchestrazione e automazione della conformità significherà essere tra i vincitori in un mercato in cui l’economia del controllo supererà quella di scala”.

Questo cambiamento non è solo tecnologico, ma strategico, ridefinendo il modo in cui le aziende e le nazioni gestiscono e valorizzano i propri dati e le proprie infrastrutture digitali.

Fonte: IlSole24Ore

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