I conti vanno bene, il mercato premia. Ma le soddisfazioni si alternano ai mal di pancia. Il 2026 sarà per Meta l’anno della svolta? O, meglio, il momento in cui Mark Zuckerberg proverà a rimettere ordine dopo una fase lunga e turbolenta, segnata da ambizioni enormi, decisioni controverse e una pressione politica e regolatoria sempre più intensa.

Preoccupazioni

Il primo nodo riguarda il clima che si sta creando attorno ai social network e al loro impatto sui più giovani. In diversi Paesi prendono forma divieti sempre più rigidi per l’accesso dei minori, con soglie fissate a 15 o 16 anni. Una tendenza destinata ad ampliarsi e che tocca il cuore del modello di business di Meta.
L’Australia ha deciso di vietare i social agli under 16 da dicembre 2025; Francia e Spagna hanno annunciato o approvato misure simili. Anche nel Regno Unito il confronto è aperto.
La posizione dell’azienda resta netta: proteggere bambini e adolescenti è un obiettivo condiviso, ma la responsabilità dovrebbe restare in capo ai genitori. Colpire solo alcune piattaforme, secondo Meta, rischia di spingere i ragazzi verso ambienti meno sicuri e non regolamentati. Il gruppo controlla un ecosistema centrale nelle abitudini digitali globali (Facebook, Instagram, WhatsApp, Messenger e Threads) anche se tra i più giovani la concorrenza di TikTok resta fortissima.

Il secondo fronte è interno. Il taglio di circa il 10% del personale di Reality Labs ha reso esplicito ciò che molti osservatori consideravano già evidente: la grande scommessa sul metaverso non ha mantenuto le promesse. Il ridimensionamento riguarda circa 1.500 persone su una divisione da 15 mila addetti.
Nel 2021 Zuckerberg aveva legato a quell’idea persino il cambio di nome del gruppo. Dopo investimenti per decine di miliardi, i visori non hanno trovato un mercato di massa e le perdite cumulative superano i 70 miliardi di dollari. «Per i Reality Labs stiamo indirizzando la maggior parte degli investimenti verso occhiali e wearable», ha spiegato presentando i conti di fine gennaio, aggiungendo che le perdite dovrebbero aver toccato il massimo. L’obiettivo dichiarato è ridurre gradualmente i costi, continuando però a investire nell’infrastruttura per modelli avanzati di intelligenza artificiale e in quella che il fondatore definisce “superintelligenza personale”.

Ed è proprio l’AI il terzo, forse più delicato capitolo. Meta arriva in ritardo rispetto a concorrenti come OpenAI e Google, e il lancio di Llama 4 nel 2025 non ha convinto del tutto. La strategia open source, modelli disponibili a sviluppatori e aziende, non ha ancora generato il vantaggio competitivo sperato rispetto alle soluzioni proprietarie dei rivali.
Ora l’azienda guarda avanti con il progetto interno Avocado e una profonda riorganizzazione dei team. «Nel 2026 inizieremo a rilasciare nuovi modelli e prodotti, mostrando una traiettoria di rapido miglioramento», ha detto Zuckerberg agli investitori. Secondo i dati ufficiali, Meta AI ha superato il miliardo di utenti attivi mensili e i modelli Llama sono stati scaricati oltre 1,2 miliardi di volte. Il vero banco di prova sarà trasformare questa base in un vantaggio duraturo.

Prossime mosse

In questo contesto, i numeri finanziari restano il punto fermo. Meta ha chiuso il 2025 con ricavi per 200,97 miliardi di dollari (+22%) e un quarto trimestre sopra le attese. Il mercato, per ora, non sembra temere l’aumento degli investimenti in AI, previsti tra 115 e 135 miliardi. La capitalizzazione oscilla intorno a 1.700 miliardi di dollari, dopo aver sfiorato i 2.000 miliardi nei mesi scorsi: fiducia elevata, ma accompagnata da volatilità.

Un segnale incoraggiante arriva anche dagli smart glasses. I Ray-Ban Meta hanno convinto investitori e management. “Gli occhiali intelligenti saranno il modo principale per integrare la superintelligenza nella vita quotidiana”, ha affermato Zuckerberg. Dal fronte industriale, EssilorLuxottica, partner del progetto, parla di numeri in forte crescita: “Le vendite di AI glasses, inclusi gli ultimi Ray-Ban Meta, hanno superato i 7 milioni di unità nell’anno”, ha dichiarato l’ad Francesco Milleri.

A suggellare la fase di transizione è arrivata la nomina di Dina Powell McCormick a presidente e vicepresidente del consiglio di amministrazione. Figura di peso a Wall Street e nei rapporti istituzionali, affiancherà Zuckerberg nella definizione e nell’esecuzione delle strategie di crescita, soprattutto sul fronte degli investimenti miliardari.

Il 2026 dirà se Meta riuscirà a trasformare questa fase complessa in un nuovo ciclo di crescita ordinata. I numeri sorridono; il resto resta tutto da dimostrare.

Fonte: L’Economia

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