Ne parlano tutti, parliamone: con un nuovo aumento di capitale fino a 120 milioni di euro, l’unicorno italiano accelera la sua trasformazione in una piattaforma finanziaria completa. Pagamenti, welfare, risparmio, investimenti, previdenza, ETF, azioni e persino Buy Now Pay Later. Tra dieci anni parleremo di Satispay come di una fintech o come di una banca che non ha mai voluto chiamarsi banca? Lasciamo perdere. Guardiamo agli ultimi dati di salute su Satispay diffusi:

• oltre 6,5 milioni di utenti
• più di 450.000 esercenti convenzionati
• 116 milioni di euro di ricavi annualizzati
• 670 milioni di euro di depositi
• oltre 500.000 investitori tra Salvadanaio Remunerato e fondi
• 43.000 aziende clienti nel welfare

Nel capitale troviamo alcuni dei nomi più importanti del venture capital e del growth investing mondiale: Addition, Greyhound, Lightrock, Tencent e Block (la società fondata da Jack Dorsey).

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La cosa interessante è che, nonostante gli anni di raccolta e una valutazione superiore al miliardo di euro, il controllo della governance resti nelle mani dei fondatori Alberto Dalmasso, Dario Brignone e Samuele Pinta.

Come?

Attraverso un sistema di voto rafforzato che assegna ai founder cinque voti per azione, consentendo loro di mantenere il controllo strategico dell’azienda pur possedendo una quota economica molto inferiore rispetto a quella dei grandi investitori istituzionali.

Questo, da una parte, permette di proteggere una visione di lungo periodo e di evitare che ogni decisione venga guidata dalle aspettative di rendimento degli investitori. Dall’altra, concentra il potere decisionale in poche mani anche quando il capitale proviene da molti soggetti diversi.

Nel caso di Satispay, gli investitori sembrano aver accettato volentieri questo equilibrio.

Forse perché stanno investendo non soltanto in una società fintech, ma soprattutto nella capacità del team fondatore di eseguire una visione che, almeno finora, ha continuato a produrre crescita. Magari non ancora il break-even ma crescita.

Satispay riuscirà a diventare la “super app” finanziaria italiana prima che banche, Big Tech e altri operatori europei occupino lo stesso spazio? E: ma ci sono davvero così tanti utenti nel db di Satispay che vogliono diventare dei trader?

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