
Il Mediterraneo è diventato un campo di battaglia satellitare da 2,1 miliardi di euro, e quasi nessuno se ne accorge.
Non parliamo di razzi o di corsa allo spazio in senso classico. Parliamo di dati: immagini, radar, sensori che oggi decidono chi controlla frontiere, raccolti o rotte marittime.
Tre cose stanno succedendo in parallelo.
- L’agricoltura di precisione
I satelliti Sentinel-2 mappano lo stress idrico che già colpisce il 60% delle terre agricole del bacino mediterraneo, mentre la desertificazione avanza di 1.000 chilometri quadrati l’anno a Sud. Chi ha questi dati può decidere come allocare acqua e fertilizzanti prima ancora che il problema diventi visibile sul campo. Non siamo al livello del contadino con la zappa o il trattore: siamo molto oltre. E non è futuro. - La sorveglianza marittima e di frontiera
Frontex (Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera) ha integrato Copernicus nel sistema Eurosur, fondendo immagini satellitari, segnali AIS (sistema che le navi usano per trasmettere via radio la propria posizione, rotta, velocità, identità e altri dati di navigazione, ricevuti da altre navi, dalle autorità portuali e, appunto, dai satelliti) e droni per intercettare in tempo reale ciò che accade lungo le coste europee. Nel Mediterraneo orientale e centrale, piattaforme come Planet MDA individuano ormai anche le navi che spengono il transponder per non farsi vedere. James Bond era una pippa. - Il Golfo
Si sta comprando un posto al tavolo. Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita hanno lanciato nel 2025 satelliti di osservazione ad altissima risoluzione, il primo satellite iperspettrale arabo e persino un marketplace nazionale per la vendita di dati satellitari. Leonardo, tramite Thales Alenia Space, è già dentro questi programmi. I fondi sovrani sauditi hanno messo 2,5 miliardi di dollari nel progetto “Neom Space”, attirando oltre 20 aziende europee.
Il mercato spaziale punta a superare i 5 miliardi entro il 2032, dove agricoltura, sicurezza e geopolitica si intrecciano nello stesso flusso di dati.
Chi in Europa pensa ancora allo spazio come a un settore “tecnico” e non strategico sta sbagliando le sue valutazioni. Il Golfo ci sta arrivando prima ma anche l’Italia è ben messa. E’ un terreno “di gioco” di cui non si parla mai abbastanza che è iper rilevante.
Fonte: IlSole24Ore