Il debito globale continua a crescere senza interruzioni da tre anni.

A certificarlo è l’ultimo Global Debt Monitor dell’Institute of International Finance (IIF), che stima le passività aggregate di governi, banche, imprese e famiglie a 348mila miliardi di dollari entro la fine del 2025. Solo nell’ultimo anno l’aumento è stato di quasi 29mila miliardi, pari a circa il 9%, il ritmo più sostenuto dall’emergenza Covid.

Il dato più significativo non riguarda tanto la dimensione assoluta del debito, quanto la sua composizione. Nei mercati maturi, famiglie e imprese hanno ridotto il rapporto debito/Pil rispetto ai picchi pre-pandemici, mentre i governi hanno continuato a ricorrere massicciamente all’indebitamento. Secondo l’IIF, si tratta di un cambiamento strutturale: più leva pubblica e meno privata. Nel 2025 il rifinanziamento degli Stati ha inciso per oltre 10mila miliardi sull’incremento complessivo, con Cina, Stati Uniti e Unione europea responsabili di circa tre quarti dell’aumento.

In Europa, la crescita del debito pubblico si è concentrata soprattutto in Francia (110,4% del Pil a fine 2025) e Italia (141,3%), seguite dalla Germania (62,5%). Una dinamica alimentata anche dal ritorno del tema della sicurezza nazionale: senza un maggiore coinvolgimento di capitali privati, l’aumento della spesa per la difesa potrebbe far salire il rapporto debito/Pil dell’Unione europea di oltre 18 punti percentuali.

Nemmeno gli Stati Uniti fanno eccezione. Il debito federale è destinato a crescere di oltre 20 punti percentuali, superando il 120% del Pil entro il 2036. I dazi, tornati al centro del dibattito, non hanno prodotto entrate sufficienti per invertire la tendenza e hanno contribuito ad accrescere i dubbi sulla sostenibilità fiscale. Eppure, rileva l’IIF, la domanda di Treasury resta elevata: lo status di bene rifugio continua a reggere grazie alla solidità dell’economia americana, nonostante le preoccupazioni sui conti pubblici.

Lo studio dedica infine un’attenzione specifica al finanziamento dell’Intelligenza artificiale. Gli investimenti nei data center, insieme a quelli in sicurezza, transizione energetica e infrastrutture, vengono indicati come un nuovo superciclo globale di spesa in conto capitale e come un importante motore di crescita per i mercati del debito.

Un rischio che, almeno per ora, risulta attenuato da una crescita globale ancora resiliente. Non a caso, il debito complessivo mondiale, rapportato al Pil, è sceso al 308,3%, su livelli inferiori ai massimi post-Covid. Un segnale incoraggiante, ma non sufficiente a dissolvere i timori che la combinazione di stimoli fiscali, monetari e normativi, unita al credito privato legato agli investimenti, possa generare episodi di surriscaldamento e valutazioni eccessive in alcune aree. Il clima resta caldo sul fronte del debito globale.

Fonte: Ilsole24Ore

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