PayPal ha appena pubblicato risultati trimestrali che sulla carta sono perfetti: ricavi sopra le attese, utile per azione alzato, quasi il 10% delle azioni riacquistate in un anno. Il titolo è salito subito. Ed è una azienda da guardare da vicino perchè, secondo me, è anche lo specchio di un intero settore, quello dei pagamenti, i cui margini stanno andando a farsi benedire e contano altre logiche.

Se è vero infatti che i ricavi sono cresciuti quasi il 5%, la voce che conta per un payment processor, il transaction margin, cioè quello che resta dopo i costi diretti di elaborazione, è cresciuto solo dell’1,5%. E per il secondo semestre l’azienda guida a una crescita vicina allo zero.

Cioè? PayPal è in realtà due aziende dentro la stessa etichetta. Il checkout branded, il bottone PayPal che tutti conosciamo, genera margini alti ma cresce del 2%. Braintree, il motore di elaborazione “invisibile” dietro tante app e siti, cresce a doppia cifra ma con margini quasi nulli. Più cresce la seconda, più si comprime il margine medio, anche se il fatturato sale. E qui mi ritorna in mente una vecchia voce di un mio boss: “Riccardo, Turnover is vany, Margin is sanity“.

Le perdite su crediti poi vengono presentate in calo, ma grazie al rilascio di riserve accantonate in passato: il tasso di insolvenza dei consumatori è invece salito dal 3,6% al 4,8%. E buona parte del miglioramento della cassa operativa deriva dal confronto con un pagamento fiscale straordinario dell’anno scorso, non da un business che genera più liquidità.

Sopra a tutto questo si è aggiunto un elemento importantissimo: un’offerta di acquisizione da parte di Stripe e Advent International, circa 53 miliardi di dollari, con un premio del 28% sul prezzo precedente. Una parte consistente del valore di Borsa di oggi non riflette il business, riflette la probabilità che quell’operazione vada in porto.

Quindi oggi, quando guardi il prezzo di PayPal in Borsa, non stai più guardando solo un’azienda che elabora pagamenti. Stai guardando una scommessa su una trattativa che potrebbe concludersi, saltare, o finire davanti alle autorità antitrust americane ed europee, visto che unirebbe i due colossi dei pagamenti online.

Un titolo può salire per motivi completamente diversi tra loro, un business che sta davvero migliorando, una manovra contabile che fa bene solo sulla carta, o l’attesa di qualcun altro che compri tutto. Distinguerli è la parte più difficile, ed è anche la più utile

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