Quando parliamo di Bitcoin nelle aziende, spesso immaginiamo scenari futuristici. In realtà il tema è molto concreto: come deve essere registrato in bilancio un asset che può raddoppiare o crollare nel giro di pochi mesi?

Provo a spiegare le differenze tra Paesi in modo semplice, come farei in classe.


Negli Stati Uniti

L’autorità che definisce le regole contabili (il FASB) ha stabilito che Bitcoin deve essere “marcato a mercato”.
Tradotto: ogni variazione del prezzo entra subito nel bilancio.

  • Se il valore sale ➝ i profitti migliorano.
  • Se il valore scende ➝ l’azienda registra una perdita completa e immediata.

È un approccio molto diretto, che rende il bilancio sensibile anche alle oscillazioni più improvvise.


In Europa

L’impostazione è diversa. Bitcoin viene trattato come un’attività immateriale.

Significa che:

  • il valore iniziale resta invariato quando il prezzo sale
  • le perdite invece devono essere registrate
  • nel caso di un recupero, si può tornare soltanto al valore di partenza, mai oltre

È un sistema più prudente, che evita di gonfiare il bilancio quando il mercato è euforico, ma allo stesso tempo “blocca” le rivalutazioni positive.


In Italia

Le aziende quotate seguono le regole europee.
Quelle non quotate guardano ai principi contabili nazionali, che al momento non hanno ancora una disciplina completa sulle cripto. In molti casi Bitcoin viene ricondotto alle immobilizzazioni immateriali o alle rimanenze, mantenendo la logica del costo storico.


E se l’azienda compra un ETF su Bitcoin?

In questo caso cambia tutto: l’ETF è uno strumento finanziario e va valutato al fair value.
Le oscillazioni entrano quindi nel bilancio in modo immediato, proprio come negli Stati Uniti.


Queste differenze ci ricordano quella che è ormai una cosa fondamentale: la tecnologia corre veloce, ma le regole non sempre la seguono allo stesso ritmo.
Bitcoin è nato per essere globale, ma il modo in cui viene letto e interpretato cambia molto da un Paese all’altro.

Per questo, prima di inserirlo in un bilancio, un’impresa deve capire bene:

  • quali effetti può avere sul risultato economico,
  • quanto può influenzare la stabilità finanziaria,
  • come potrebbe essere percepito da banche e investitori.

Insomma, al di là dell’entusiasmo o dello scetticismo, serve una valutazione chiara.

Fonte: IlSole24Ore

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