Immagina una classe di 100 studenti.
Solo 10 hanno capito davvero la lezione. Gli altri 90 erano presenti, hanno aperto il libro, alcuni hanno anche preso appunti e ci hanno scarabocchiato sopra. Ma alla fine dell’anno, quei 10 portano a casa voti completamente diversi.
È esattamente quello che sta succedendo con l’AI nel settore assicurativo.
Il Capgemini World P&C Insurance Report 2026 ha analizzato centinaia di compagnie assicurative in tutto il mondo e ha trovato una divisione netta: il 10% ha imparato davvero a usare l’intelligenza artificiale, il restante 90% la usa senza capirla.
Come mai?
La risposta è quasi banale: il 42% delle compagnie non misura nemmeno i risultati delle proprie iniziative AI. È come fare compiti in classe senza mai consegnare il foglio. Senza feedback, senza correzioni, senza sapere se stai andando nella direzione giusta. E così il 60% del settore è rimasto bloccato alla fase dei “progetti pilota“, senza mai passare al livello successivo.
Il secondo errore è ancora più diffuso. Le compagnie spendono il 72% del budget AI in tecnologia, software e infrastrutture. Solo il 28% va alle persone, alla formazione, al cambiamento dei processi. E il risultato è che il 47% dei dipendenti che usano strumenti di AI da oltre un anno e mezzo dice che il proprio lavoro non è cambiato per niente.
È come comprare lavagne interattive per tutte le aule e non formare nessun insegnante su come usarle.
Le compagnie che invece hanno fatto le cose per bene, quelle che Capgemini chiama “pionieri“, hanno ottenuto il 21% in più di fatturato e una crescita del valore in borsa superiore del 51% rispetto alla media del settore, nell’arco di tre anni.
Il segreto? Hanno trattato l’AI come un cambiamento organizzativo, non come un acquisto tecnologico. La “goveranano”, come piace dire al nostro presidente Mattarella.
Nel mondo dei pagamenti in cui lavoro vedo la stessa dinamica ogni giorno. Chi ridisegna i processi attorno agli strumenti ottiene risultati. Chi installa lo strumento e aspetta che i risultati arrivino da soli, è lì che aspetta ancora.
La tecnologia è la lavagna. Ma qualcuno deve pur decidere cosa ci scrivere sopra e sapere quale “gessetto” prendere in mano.
P.S.
Chiedo venia per il parallelismo scolastico. Ma oggi ci sono le prove scritte per i maturandi e sono emotivamente coinvolto 😉
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