E alla fine c’è stato un disordine che nemmeno il Roomba è riuscito a gestire: quello dei conti.

iRobot, l’azienda che ha creato uno dei robot domestici più iconici di sempre, ha presentato istanza di fallimento e ha annunciato l’uscita dalla Borsa. A rilevare il 100% del capitale è Picea Robotics, uno dei suoi fornitori cinesi. Il mercato ha reagito in modo brutale: il titolo ha perso oltre il 70% in una sola seduta.

Un rapido passo indietro.
iRobot nasce nel 1990 da tre ricercatori del MIT. Prima ancora di entrare nelle case, i suoi robot hanno operato in contesti estremi: dalle ricerche a Ground Zero dopo l’11 settembre al monitoraggio delle fuoriuscite di petrolio nel Golfo del Messico.

La svolta arriva nel 2002 con il Roomba. Da lì in poi il robot aspirapolvere diventa un oggetto di massa, capace di conquistare il 42% del mercato statunitense e il 65% di quello giapponese, secondo i dati dell’azienda. Un successo planetario, tra polvere aspirata e animali domestici perplessi.

E allora, dove si è inceppato il meccanismo?

Il primo fattore è stato l’aumento della concorrenza. Negli anni sono arrivati sul mercato prodotti simili, spesso più economici e prodotti in Cina, che hanno progressivamente eroso le quote di iRobot.

Nel 2022 sembrava arrivare una via d’uscita: Amazon annuncia l’intenzione di acquisire iRobot per circa 1,7 miliardi di dollari. L’azienda inizia a ristrutturarsi dando per scontata la chiusura dell’operazione. Ma le autorità antitrust in Europa e negli Stati Uniti bloccano l’accordo, ritenendo Amazon già troppo dominante nel mercato dei dispositivi consumer. Da quel momento iRobot non riesce più a riprendersi davvero.

Nel 2023, con l’operazione ormai compromessa, l’azienda ricorre a finanziamenti onerosi per rifinanziare le attività. Il risultato è un debito vicino ai 190 milioni di dollari.

A complicare ulteriormente il quadro arrivano i dazi. In particolare, la tariffa USA del 46% sul Vietnam, dove viene prodotta una parte rilevante dei Roomba, ha aumentato i costi per circa 23 milioni di dollari, secondo CNBC.

Il combinato disposto di questi elementi aveva già portato il titolo a perdere circa il 26% negli ultimi cinque anni, prima del crollo di queste ore.

Il paradosso finale è evidente: mentre iRobot finisce in bancarotta, il mondo dei robot e della cosiddetta physical AI torna sotto i riflettori, tra automazione, intelligenza artificiale e nuove applicazioni industriali. Un settore che riparte, mentre uno dei suoi pionieri storici esce di scena.

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