
I POS rappresentano molto più di semplici pezzi di ferro per le transazioni; sono diventati snodi cruciali per la raccolta di dati e strumenti fondamentali per la trasparenza fiscale e l’efficienza dei pagamenti. In Italia, in particolare, si sta assistendo a una fase di significativa evoluzione, con l’introduzione di nuove norme volte a rafforzare il contrasto all’evasione fiscale attraverso l’incrocio dei dati provenienti dagli scontrini telematici e dai pagamenti digitali.
Quanti sono i Pos in Italia?
Secondo i dati di Bankitalia, sono oltre 4 milioni i POS attivi sul territorio italiano, un numero che evidenzia la loro capillarità (praticamente 1 ogni 15 abitanti). La manovra 2026 ha delineato un percorso per l’Agenzia delle Entrate volto a raccogliere ampi flussi di informazioni, minimizzando il rischio di falsi positivi. Questa iniziativa, che si stima possa generare un gettito aggiuntivo di 50 milioni di euro di IVA e 15 milioni di imposte dirette, rappresenta un passo significativo verso una maggiore trasparenza fiscale.
Un passaggio centrale di questa evoluzione è l’introduzione di una procedura online messa a disposizione dall’Agenzia delle Entrate, che permetterà a commercianti ed esercenti di associare in modo semplice ogni registratore di cassa ai POS utilizzati per incassare i pagamenti elettronici, rendendo così confrontabili i dati degli scontrini con quelli delle transazioni digitali. Questo incrocio di dati è fondamentale, considerando che, nel primo semestre del 2025, il valore incassato nei punti vendita fisici tramite strumenti di pagamento digitali ha raggiunto i 188 miliardi di euro, con un incremento del 4% rispetto all’anno precedente (fonte:Osservatorio del Politecnico di Milano). E 20 miliardi di questi provengono da carte estere, il che sottolinea l’impatto del turismo e la necessità per gli esercenti di adottare soluzioni di pagamento digitali. Leggi: se non ce li hai, perdi turisti, perdi soldi.
Eppure l’evasione fiscale resta molto alta: quasi 90 miliardi di euro. I sistemi digitali hanno già aiutato a ridurre il problema su alcune imposte, ma funzionano meno nei casi più piccoli e frammentati.
Qui nasce il paradosso italiano: abbiamo tecnologia, dati e strumenti avanzati. Ma l’applicazione pratica è lenta e deve sempre fare i conti con un equilibrio delicato tra controlli e tutela delle persone. Se è vero che la direzione è più o meno chiara, la velocità, invece, è ancora tutta da gestire. Full gas, insomma, ancora no.