Come funziona un bonifico tra due aziende? Serve l’IBAN del fornitore, la banca instrada il denaro su un circuito esterno e il pagamento ha tempi e commissioni.
Il 27 ottobre Stripe ha lanciato Stripe Pay, un plugin che cambia questo schema per le aziende che usano Stripe. Basta conoscere l’handle del destinatario (un indirizzo verificato, tipo @nomeazienda) per inviargli da 1 a 50.000 in dollari, sterline o USDC, gratis e in modo istantaneo. Per ora è in test per le aziende US e UK.
Perché costa quasi zero? Se mittente e destinatario hanno entrambi un saldo dentro Stripe, il denaro non esce dal sistema e cambia solo il numero scritto sul registro interno (il ledger).
Le aziende su Stripe si pagano già 4,8 milioni di volte al giorno, circa 1,75 miliardi di volte l’anno, e finora ogni pagamento usciva verso una banca per poi rientrare. Quando resta dentro Stripe, le prime a perdere volumi e commissioni sono le banche (ACH e bonifici), perché Stripe guadagna su saldi, carte, cambi e payout.
“Gratis e istantaneo” vale solo se entrambe le parti hanno un conto Stripe, altrimenti il comando può passare da un conto bancario collegato, come dichiarano le stesse istruzioni per gli agenti. Ne nasce un effetto rete, perché ogni cliente ha interesse a portare i propri fornitori su Stripe e ogni fornitore in più rende la directory più utile agli altri.
Qui entrano in gioco gli agenti AI, cioè software che pagano per conto di un’azienda. Un IBAN dice dove mandare i soldi, mentre l’handle dice anche chi è l’azienda, e per questo la directory potrebbe valere più dei trasferimenti stessi. Sapere chi paga chi, quanto spesso e con quale puntualità produce inoltre i dati su cui si concede credito. Il punto debole di Stripe (per ora) resta quello di dispute e responsabilità, dove i circuiti delle carte sono molto più avanti.
Stripe non ha ancora dichiarto quale sia la quota di volumi in cui entrambe le parti sono suo clienti: da lì si capirà se la rete funziona e comunque si parla solo di US.
Già perchè una situazione del genere finirebbe sicuramente sotto la lente dell’Antitrust europeo, storicamente ostile ai “walled garden” finanziari. Poi, Stripe opera già come Istituto di moneta elettronica in Europa, ma gestire saldi interni B2B su larga scala e trasferimenti in USDC richiede una conformità rigorosa alle direttive antiriciclaggio (PSD3) e al regolamento MiCA sulle stablecoin. Vero è che la storia ci insegna anche che questi giganti sono in grado di fregarsene, prendere multe su multe e piegano il sistema a loro piacemento. Meno sul fronte pagamenti ma ci provano sempre.