643 miliardi di euro: è il record storico dell’export italiano nel 2025, ottenuto nonostante guerre, dazi e tensioni geopolitiche sullo sfondo.
Nei primi 7 mesi del 2026 le esportazioni sono cresciute del 4,6%. Le previsioni di Sace, che il chief economist Alessandro Terzulli definisce conservative, indicano +2,5% nel 2027 e +3% nel 2028, con quota 700 miliardi all’orizzonte. Anche escludendo la forte crescita delle lavorazioni di oro verso la Svizzera, il trend resta in aumento.
Al Made in Italy Summit 2026 il concetto più ripetuto è stato “fare sistema“, e ogni protagonista ha portato il proprio pezzo:
📌 Simest (Regina Corradini D’Arienzo) chiede che ambasciate e istituzioni lavorino a un piano comune, perché nessuno immagina una piccola azienda che conquista un Paese estero da sola.
📌 Unioncamere (Andrea Prete) punta ad allargare la platea delle imprese esportatrici, oltre a far crescere il valore dell’export.
📌 ING Italia (Andrea Diamanti) vede banche che portano advisory specializzato e una rete internazionale di professionisti insieme al capitale.
📌 Fondazione Fiera Milano (Giovanni Bozzetti) ricorda che le fiere restano il luogo fisico dove le PMI incontrano i mercati, anche nell’era digitale.
Dal mio osservatorio nei pagamenti aggiungo un tassello: vendere all’estero significa anche incassare all’estero, con metodi di pagamento locali, costi di accettazione sostenibili e riconciliazione semplice. Per una PMI che entra in un nuovo mercato l’infrastruttura di pagamento fa parte del piano export al pari di logistica e distribuzione.