Uber Technologies ha chiuso l’acquisizione di Delivery Hero, il gruppo tedesco che controlla Glovo. Il conto finale è vicino ai 13 miliardi di euro. 🤑

Non è un blitz improvviso: a maggio Uber aveva già tentato un primo approccio a 33 euro per azione, respinto dal mercato. Poi sono arrivati a 41,5 e hanno ceduto.

Il risultato è una piattaforma presente in 99 paesi, tra corse e consegne, con un volume lordo pro forma di 236 miliardi di dollari nel 2025. Per superare i nodi Antitrust, Delivery Hero cederà attività in 14 mercati a SSW Partners per circa 1,4 miliardi di euro, e il closing definitivo è atteso nella seconda metà del 2027. Sul fronte tedesco, Uber ha promesso di mantenere sede e forza lavoro a Berlino almeno fino al 2029, con 2 miliardi di euro di investimenti in Germania entro il 2031, tra assunzioni e veicoli autonomi sviluppati con l’industria automobilistica locale.

L’operazione arriva dopo l’acquisizione di Deliveroo da parte di DoorDash e quella di Just Eat da parte di Prosus: ➡️ il food delivery globale, fuori dalla Cina, si sta consolidando in tre o quattro gruppi al massimo. Con Glovo dentro Uber Eats, l’Italia perde un altro marchio autonomo nel delivery, dopo che Uber Eats stessa aveva già lasciato il mercato italiano nel 2023.

Dietro un ordine da pochi euro c’è oggi una sofisticata infrastruttura logistica e finanziaria da centinaia di miliardi, gestita da un numero sempre più ristretto di attori globali. Per chi lavora nei pagamenti, è un promemoria più che chiaro: la scala è più importante della differenziazione, e chi non la raggiunge diventa un tassello da acquisire.

Chi si occupa di e-commerce o retail lo sente poi già sui margini: meno concorrenza nel delivery significa meno leva negoziale sulle commissioni. Ma è così che va il mondo.

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