
Da oggi, 16 luglio 2026, i monopattini elettrici in Italia non possono più circolare senza un’assicurazione Rc auto vera e propria.
Io non li sopporto, non dovrebbero nemmeno essere considerati un mezzo di spostamento ma ovviamente non faccio testo.
Quello che importa è che non basta più la polizza Rc generale o quella del capofamiglia: la legge 177/2024 impone lo stesso impianto normativo pensato per auto e moto, richiamando in blocco il Titolo X del Codice delle assicurazioni.
I massimali minimi sono identici a quelli di un’auto: 6,45 milioni di euro per i danni a persone, 1,3 milioni per le cose. Le sanzioni, invece, restano molto più leggere: da 100 a 400 euro per chi circola senza copertura, contro le migliaia di euro previste per gli altri veicoli a motore. Il legislatore protegge il terzo danneggiato con la stessa forza di sempre, ma riconosce implicitamente che il rischio generato da un monopattino è di natura diversa.
Ci sono però ancora dei nodi aperti; la procedura di risarcimento diretto resta sospesa per almeno due anni, in attesa di un forfait nazionale che tenga conto della sinistrosità reale di questi mezzi. E la distribuzione dei contrassegni identificativi, prerequisito per stipulare la polizza, procede a fatica: ci sono ancora monopattini che non riescono a “targarsi”.
È un caso di scuola su come la regolamentazione rincorra un fenomeno che si è diffuso più velocemente delle norme. Vale per la mobilità elettrica, ed è lo stesso schema che vediamo ogni giorno nei pagamenti digitali: prodotti e comportamenti che affermano lo status quo prima ancora che esista un quadro chiaro per gestirli.
Chi lavora nella sharing mobility o nel fintech assicurativo lo sa: costruire prodotto quando la norma è ancora in movimento è un esercizio di equilibrio costante. E pazienza.