
Il Governo italiano sta per varare il terzo provvedimento in poche settimane per tenere giù i prezzi al distributore. Che a noi cittadini sembra anche una grande cosa ma di fatto siamo un paese che ha esaurito i margini di manovra fiscale e si ritrova a rincorrere i prezzi dell’energia con strumenti da pronto soccorso, rinnovati di settimana in settimana come un abbonamento che si rinnova automaticamente perché nessuno ha il coraggio di disdirlo.
Sul tavolo ci sono circa 300 milioni di euro, una cifra che, in un paese abituato a parlare di miliardi, suona quasi come un errore di battitura, da distribuire tra benzina e gasolio con una logica differenziata che ha una sua razionalità tecnica ma che si scontra con la realtà politica di dover spiegare agli automobilisti perché lo sconto non è uguale per tutti.
La logica è questa: il gasolio viaggia ancora sopra i 2 euro al litro, la benzina è scesa a 1,74, quindi i soldi pochi che ci sono vanno orientati dove il dolore è maggiore, evitando di sussidiare anche chi, alla pompa, non avrebbe bisogno di alcun aiuto pubblico. Un principio sacrosanto che però si scontra con il fatto che le accise mobili, le uniche che si potrebbero attivare in modo strutturato, sono tecnicamente disponibili solo dal 6-7 maggio, quando sarà contabilizzato l’extragettito IVA di aprile, il che significa che il decreto legge di oggi serve essenzialmente come ponte verso uno strumento che non è ancora utilizzabile.
Nel frattempo, nella lunga fila davanti alla porta di Palazzo Chigi si sono aggiunti autotrasportatori, aziende di TPL, imprese dell’edilizia e Comuni, tutti con legittime ragioni per chiedere ristoro dagli extracosti energetici, e tutti destinati ad aspettare finché l’Italia non otterrà quella “flessibilità europea” che la maggioranza chiederà oggi nella risoluzione sul DFP, un negoziato che, per usare un eufemismo, parte in salita.
La domanda che resta in sospeso, e che nessun decreto carburanti può rispondere, è se questo approccio, tamponare, prorogare, differenziare gli sconti di qualche centesimo, stia producendo qualcosa di diverso dalla percezione temporanea di un problema gestito, in attesa che le condizioni di mercato, o le negoziazioni europee, o entrambe, producano uno scenario in cui la risposta possa finalmente essere meno frammentata.
Per chi lavora nel mondo dei pagamenti e della grande distribuzione, la vicenda ha un risvolto molto concreto: ogni variazione dei prezzi al distributore si propaga immediatamente sui comportamenti di acquisto, sui margini della filiera e sui volumi transati; quando lo strumento di risposta è un decreto ogni due settimane, la pianificazione diventa un esercizio di ottimismo.