
Non è difficile trovare qualcuno che si lamenta della sanità italiana. Eppure, a livello mondiale, l’Italia non sfigura proprio per niente.
Nell’immagine puoi leggere i nomi dei migliori ospedali italiani.
Il Policlinico Gemelli di Roma è terzo al mondo per ostetricia e ginecologia. Il Bambino Gesù, sempre nella Capitale, è quarto per pediatria e da quest’anno primo in Europa nella specialità. Il Besta di Milano è ottavo per neurologia, il Rizzoli di Bologna nono per ortopedia.
Quattro strutture italiane nella top ten mondiale di una classifica dominata dagli Stati Uniti. Sono i World’s Best Specialized Hospitals 2027, la graduatoria costruita da Newsweek insieme a Statista su circa 2.500 ospedali analizzati in 13 specialità mediche.
Ad affiancare questi quattro nomi ci sono altre 38 strutture italiane, per un totale di 42 ospedali in classifica. L’anno scorso erano 41, ma occupavano posizioni mediamente più basse.
La metodologia pesa un sondaggio internazionale tra oltre 42mila medici per l’83,5% del punteggio, le certificazioni nazionali e internazionali per il 10%, i giudizi dei pazienti (Proms) per il restante 6,5%. È un ranking reputazionale, non un tribunale scientifico, ma a questi livelli la reputazione tra addetti ai lavori conta.
Dietro i numeri assoluti emerge però un’Italia a due velocità: la Lombardia porta 15 ospedali in classifica, il Lazio 7, il Piemonte 5. Campania, Toscana e Veneto ne hanno 3 ciascuna. La Sicilia, con oltre 5 milioni di abitanti, non ha nessuna struttura tra le migliaia censite a livello mondiale.
Sulle singole specialità il quadro conferma la forza del sistema sanitario italiano quando c’è massa critica. Nove eccellenze italiane in chirurgia cardiaca, a partire dal 28° posto del Monzino. Ventuno su 300 in cardiologia, con il San Raffaele di Milano 22°. Quindici su 300 in oncologia, con lo Ieo 14°. Undici su 250 in pediatria. Abbiamo una sanità capace di competere con sistemi che investono risorse molto superiori alle nostre. Dovremmo andarne orgogliosi.
Il problema non è la qualità che l’Italia riesce a esprimere ai vertici. È che milioni di pazienti non hanno quella qualità a portata di mano, e ogni anno si spostano in decine di migliaia da Sud a Nord per curarsi o farsi operare.