
La nuova legge fiscale repubblicana negli Stati Uniti sembra avvantaggiare le big tech. E Amazon non può che esserne felice. Le tasse faranno anche parte dei giochi ma incidono davvero molto sulla vita e sulle scelte di una impresa. Grazie a Mr. Trump le tasse federali correnti di Amazon sono passate da 9 a 1,2 miliardi di dollari (-87%), i profitti (pre tasse) sono schizzati a 89,5 miliardi (+44,5%) e i pagamenti effettivi sono stati 2,8 miliardi contro i 7 degli anni precedenti.
Ma come ha fatto Amazon? Che cosa è cambiato?
- Deducibilità immediata degli investimenti in capitale, manna dal cielo per data center e infrastrutture tech.
- Deducibilità immediata delle spese in ricerca domestica, che cancella il precedente obbligo di ammortizzarle nel tempo.
Amazon, che nel 2025 ha speso circa 340 miliardi di dollari tra costi operativi e capex, è perfettamente posizionata per sfruttare queste leve.
E tu però dovresti dire: ma come, risparmia tutti sti soldi e licenzia anche 16.000 persone? Beh, in realtà non è tutto oro quello che luccica.
Amazon sottolinea che si tratta di una questione di timing, non di importo totale. Le tasse “posticipate” ammontano a 11,1 miliardi, che portano quindi l’aliquota effettiva globale al 19,6% (vs 13,5% nel 2024).
Non è che paga meno, differisce, il fisco viene pagato più tardi: il totale non cambia MA è un vantaggio enorme per il cash flow e la valutazione finanziaria.
Sarebbe auspicabile vedere qualcosa di simile anche in Italia. Dare alle imprese più ossigeno fiscale sugli investimenti in tecnologia, ricerca e capitale produttivo significherebbe liberare risorse per crescere, assumere e competere su scala globale.
Non sconti generalizzati, ma incentivi mirati e strutturali: meno burocrazia, più velocità nel recupero degli investimenti. Perché senza capitale e senza incentivi al rischio, l’innovazione ce la teniamo in saccoccia.
E anche perchè se non facciamo qualcosa, oltre oceano stanno comunque, di fatto, rafforzando oligopoli tecnologici con soldi pubblici. E se per caso, magari anche giustamente, dicessi: vabbè dai, sempre a lamentarci, noi abbiamo il PNNR!!
Sì, in Italia e in Europa abbiamo il PNRR, ma è uno strumento molto diverso rispetto a una riforma fiscale come quella americana.
PNRR = spesa pubblica guidata dallo Stato
Sono soldi pubblici che lo Stato e l’UE decidono dove allocare
LA politica fiscale statunitense è una politica industriale top-down: il decisore è il settore pubblico.
Tagli fiscali mirati = capitale privato che decide
La legge USA è diversa, non distribuisce sussidi, lascia liquidità alle imprese private, spinge le aziende a investire perché conviene subito
È una politica industriale bottom-up: il decisore è il mercato.
In soldoni:
PNRR = lo Stato investe al posto delle imprese
Riforma fiscale USA = lo Stato incentiva le imprese a investire da sole
Entrambe sono politiche industriali, ma con filosofie opposte.
Fonte: The Wall Street Journal