Mentre le normative evolvono e i VASP ((Virtual asset service provider ) escono gradualmente dall’ombra, anche il riciclaggio di denaro si trasforma. Il protagonista non è più (solo) il Bitcoin, ma le Stablecoin, criptovalute ancorate al valore di una valuta ufficiale come il dollaro o l’euro.

Grazie alla loro stabilità, alla diffusione tramite app di messaggistica e all’uso di wallet unhosted – privi di intermediari e obblighi di identificazione – queste monete digitali diventano strumenti ideali per trasferimenti rapidi e opachi. Opachi, bella questa eh?

Un cambio di paradigma che preoccupa assai l’Unità di informazione finanziaria (UIF) della Banca d’Italia.
Mentre il Bitcoin richiede ancora una conversione finale in euro o dollaro per essere usato, le Stablecoin saltano questo passaggio, restando cripto ma comportandosi come contante digitale già spendibile. È questa la vera discontinuità.

In Italia si stima che 40 miliardi di euro – il 2% del PIL – transitino nei circuiti del riciclaggio. E sebbene la Guardia di Finanza abbia sequestrato oltre 1,2 miliardi in 17 mesi, solo 73 milioni sono legati alle cripto.
Il resto? Sta probabilmente diventando più invisibile, più liquido, più difficile da intercettare. Cyber guerra al riciclaggio.

E non si parla solo di criminalità organizzata: le Stablecoin sono entrate anche nel contesto geopolitico, come nel caso di triangolazioni finanziarie legate a Mosca, scoperte proprio dall’UIF.

Il ministro Giorgetti ha detto chiaramente: “l’uso delle cripto a fini di riciclaggio è in continua evoluzione, sempre più complesso e sofisticato”.

E dai su, meno male che sono nate tutte queste cripto, ho l’impressione che sia grazie a loro che la formazione cyber abbia cominciato a circolare anche più massicciamente nei circoli governativi.