Revolut sta per diventare la prima centicorn europea, con una valutazione di 115 miliardi di dollari.

Sono il 53% in più rispetto ai 75 miliardi di novembre 2025. In sette mesi.

Per i nerdoni della finanza stiamo parlando di 6 miliardi di ricavi, 2,3 miliardi di utile pre-tasse, crescita del 46% anno su anno. A questi multipli, Revolut quota circa 19x i ricavi e 50x gli utili. Nubank gira a 3,5x. PayPal a 1,1x.

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A 115 miliardi, Revolut varrebbe più di Barclays e Deutsche Bank, con una capitalizzazione paragonabile a BNP Paribas. Con 65 milioni di clienti e i servizi cripto che hanno contribuito in modo significativo alla crescita dei ricavi, il punto di riferimento non è più il fintech europeo ma è la banca globale.

La vendita secondaria, guidata da Glade Brook (già investitore in Stripe e Ramp), si apre settimana prossima, il 15 giugno, con un target iniziale di 750 milioni di dollari. La domanda è già abbastanza forte da portarla potenzialmente a 2 miliardi. Closing atteso tra luglio e agosto.

E il tutto senza IPO. Chi compra adesso si impegna su un orizzonte minimo di due anni senza exit pubblica. Eppure la domanda non rallenta. Questo perché Revolut sembra davvero avere messo sul tavolo un meccanismo di liquidità privata che replica la funzione di un mercato pubblico senza doversi quotare. I dipendenti monetizzano, gli investitori ottengono price discovery, il management evita la trimestrizzazione del business. Tutta la tribù è felice.

Tre i punti da osservare:

Primo: la richiesta di banking charter negli Stati Uniti, depositata a marzo, con un nuovo CEO americano già insediato. Se arriva, il mercato indirizzabile raddoppia e 115 miliardi iniziano a sembrare economici. Se l’iter si blocca, Revolut rimane un fintech europeo prezzato come un operatore globale.

Secondo: le dimissioni di Vlad Yatsenko, CTO e co-fondatore, annunciate la settimana scorsa. Perdere il co-fondatore tecnico nella fase più regolamentata dell’espansione internazionale produce un rischio di percezione che ciascun investitore valuterà in modo diverso.

Terzo: la composizione del cap table (è il registro della struttura proprietaria di un’azienda: chi possiede quote, quante, e a quale valore) invia un segnale che vale leggere con attenzione. T. Rowe Price, Fidelity e Baillie Gifford sono investitori da mercato pubblico, con mandati di fondo e orizzonti di detenzione finiti. Non hanno sottoscritto a 75 miliardi per restare indefinitamente in una società privata. La loro presenza suggerisce un IPO a 18-24 mesi, indipendentemente da quanto dichiarato sul 2028.

Revolut è già la fintech più redditizia al mondo, e non ha ancora acceso il motore del lending.

Cosa succede quando lo fa?

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