Revolut cambia approccio sugli Stati Uniti.
Niente più acquisizione di una banca locale: la scelta è quella invece di richiedere una licenza bancaria propria.
Addio “Project Athens”? (vedi link primo commento). Sembrerebbe proprio di sì.
E la ragione è piuttosto pragmatica. Acquistare un istituto americano significa ereditare complessità operative (leggi: gestire le filiali), legacy e vincoli regolamentari poco compatibili con un modello nativo digitale. Una licenza “de novo”, invece, consente a Revolut di costruire da zero un’entità allineata alla propria architettura tecnologica.
C’è poi il contesto politico-regolamentare: l’amministrazione Trump sembra più favorevole verso fintech e cripto player, come dimostrano le recenti approvazioni per realtà come Circle e Ripple. Revolut confida che questo possa facilitare e rendere il percorso più rapido del previsto.
Per ovvi motivi (basta guardare alle numeriche) gli USA restano un tassello chiave della strategia globale: mercato enorme, altamente competitivo, ma decisivo per qualsiasi player che ambisca a essere davvero internazionale.
Sarà più fortunata che in UK?
(Fonti: Financial Times, Reuters)