Bella storia Italiana. Dal laboratorio di Ivrea ai chip di San Diego.
Arduino, nata nel 2005 all’Interaction Design Institute fondato da Olivetti e Telecom Italia, è ufficialmente entrata nell’universo Qualcomm, il colosso americano dei semiconduttori.

L’azienda italiana, simbolo dell’open source e della prototipazione rapida, è diventata negli anni un punto di riferimento mondiale per milioni di “makers” e studenti che hanno imparato a creare oggetti connessi con semplicità. Un successo unico non solo per nerd.

Oggi infatti Arduino è molto di più: è una realtà industriale e IoT, con 185 dipendenti (quasi tutti in Italia) e una community di 33 milioni di utenti nel mondo.

Con l’acquisizione, Qualcomm punta a portare la potenza dei suoi chip – grafica, AI, computer vision – dentro l’ecosistema Arduino, che continuerà a operare in modo indipendente, con brand e missione intatti.
Nasce così Arduino UNO Q, la prima scheda “dual brain” basata su chip Qualcomm Dragonwing, pensata per soluzioni di visione e audio AI nella smart home e nell’automazione industriale.

“Arduino ha democratizzato l’accesso alla tecnologia, ora serve qualcuno con le spalle larghe per portare avanti la missione” ha dichiarato Massimo Banzi, che dopo vent’anni lascerà l’azienda.

🔹 Education, consumer, industria: saranno questi i tre pilastri del futuro Arduino.
🔹 Il team R&D resterà in Italia, rafforzato da nuovi investimenti.

Una storia che parte da un’idea geniale nata in Piemonte e arriva al cuore dell’intelligenza artificiale globale.
Una exit importante, ma anche un passaggio di testimone che racconta, ancora una volta, la capacità italiana di creare innovazione capace di cambiare il mondo.

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