La Legge di Bilancio 2026, approvata dal Senato, vale circa 22 miliardi di euro e riflette un equilibrio complesso tra rigore dei conti pubblici e misure di sostegno selettive. In un contesto macroeconomico incerto e con una crescita moderata del PIL, il comparto finanziario viene chiamato a un contributo rilevante, mentre gli interventi strutturali per l’innovazione restano limitati. Secondo Reuters la manovra punta a ridurre il deficit al 2,8% del PIL, pur con un debito pubblico elevato e una crescita economica modesta.

Per il Fintech emergono segnali contrastanti.

Sul fronte fiscale, le modifiche all’IRAP incidono soprattutto su banche, intermediari finanziari e assicurazioni, includendo molte realtà fintech regolamentate. L’aumento dell’aliquota per il triennio 2026-2028, compensato da una detrazione fissa, rischia però di penalizzare gli operatori di dimensioni più ridotte, che non beneficiano di meccanismi di mitigazione analoghi. Il risultato potrebbe essere un ulteriore divario tra grandi gruppi e startup innovative.

Anche la tassazione delle cripto-attività segna un irrigidimento: dal 2026 l’aliquota sulle plusvalenze sale al 33%, con l’eccezione dei token di moneta elettronica in euro conformi al MiCAR, che restano al 26%. Una scelta che conferma quanto il quadro normativo sia ancora in evoluzione e privo di una visione pienamente organica, nonostante la crescente attenzione istituzionale verso il settore.

In questo scenario, assume rilievo lo stralcio del Tavolo permanente sulle cripto-attività dalla Manovra e la sua trasformazione in un disegno di legge autonomo. Un passaggio che apre a un confronto strutturato tra istituzioni e associazioni di settore su vigilanza, legalità ed educazione finanziaria.

Accanto alle criticità, non mancano elementi positivi: l’innalzamento della soglia di esenzione per i buoni pasto elettronici, la proroga degli incentivi sugli investimenti in beni strumentali e l’abolizione dell’imposta di bollo su alcune forme di credito al consumo rappresentano segnali concreti a favore della digitalizzazione e dell’innovazione nei servizi finanziari.

In particolare, per i Buoni pasto elettronici: la manovra innalza la soglia di esenzione fiscale per i ticket digitali da 8 € a 10 € al giorno.
Questo significa che, a partire dal 1° gennaio 2026, i buoni pasto erogati in formato elettronico fino a 10 € al giorno non concorreranno alla formazione del reddito da lavoro dipendente e non saranno soggetti a imposte né contributi. Rimane una bella differenza con i ticket cartacei: la soglia per i buoni pasto su carta resta ferma a 4 € al giorno, mantenendo una forte disincentivazione verso il formato non digitale. Secondo analisi di settore, questa modifica potrebbe tradursi in un vantaggio netto di circa 440 € all’anno per lavoratore su una base di 220 giorni lavorativi, incrementando così il potere d’acquisto.
La misura interessa potenzialmente oltre 3,5 milioni di lavoratori tra pubblico e privato.

Per l’ecosistema Fintech italiano il 2026 si apre quindi come un anno di sfide, ma anche di opportunità. Servirà capacità di dialogo con le istituzioni, attenzione alla sostenibilità regolatoria e collaborazione tra operatori tradizionali e innovativi per trasformare questo contesto complesso in un terreno di sviluppo reale.