
Le aziende parlano spesso di brand, posizionamento, reputazione. Molto meno spesso parlano delle persone che rendono tutto questo credibile.
Lo storytelling non è una funzione, è una capacità. E non vive solo nei team marketing o comunicazione. Vive nei commerciali che sanno ascoltare e restituire valore, nei product manager che spiegano scelte complesse con semplicità, nei customer care che trasformano un problema in una relazione, nei founder e nei manager che sanno dare senso alle decisioni.
Per questo le aziende dovrebbero fare uno sforzo in più: riconoscere, coltivare e proteggere questi talenti.
👉 Persone con empatia, visione, capacità di sintesi, sensibilità per il contesto.
Soft skill che non si imparano in un corso di copywriting, ma che fanno la differenza tra un brand che comunica e uno che lascia un segno.
Chi porta valore reale all’interno dell’organizzazione, se messo nelle condizioni giuste, lo trasferisce anche all’esterno. In modo autentico, credibile, umano.
Ed è ciò che oggi clienti, partner e investitori cercano, soprattutto in un ecosistema saturo di messaggi e contenuti indistinguibili.
Il pezzo del WSJ, lo mette nero su bianco: lo storytelling è diventato strategico perché la fiducia è scarsa e l’attenzione è limitata. Non bisogna assumere “storyteller” con titoli nuovi. È saperli riconoscere anche dove non te li aspetti.
Leggilo qui: https://www.wsj.com/articles/companies-are-desperately-seeking-storytellers-7b79f54e