Nel novembre 2022, con l’arrivo di ChatGPT, per la prima volta il paradigma di Google è stato messo davvero in discussione.

Dalla ricerca fatta di parole chiave e liste di link siamo passati a risposte sintetiche, in linguaggio naturale. Un cambio culturale prima ancora che tecnologico.

Tre anni e mezzo dopo, l’azienda di Mountain View ha riscritto parti fondamentali del proprio DNA, a partire dal motore di ricerca.

Prodotti come Nano Banana e Gemini 3 hanno colmato il divario competitivo ma, come ha raccontato Debbie Weinstein al Il Sole 24 Ore (è il presidente Google per l’area EMEA), il lavoro sull’AI non nasce ieri: è il risultato di investimenti avviati già nel 2016, lungo tutta la filiera, inclusi i chip proprietari TPU che sostengono l’addestramento dei modelli.

Alcuni punti chiave che, a mio avviso, meritano attenzione:

1️⃣ La ricerca sta cambiando forma
Le query aumentano, ma diventano più lunghe, conversazionali, multimodali.
25 miliardi di ricerche al mese partono da immagini.
In Italia, l’80% di queste nuove modalità è guidato dalla Gen Z.

Il motore di ricerca non sparisce: evolve verso un’interfaccia sempre più simile a un assistente.

2️⃣ Editori e traffico: quantità vs qualità
Con AI Overview e AI Mode si teme una riduzione dei click.
Google sostiene di inviare miliardi di visite al giorno e che il traffico complessivo resti stabile. Cambia però la natura: meno casuale, più mirato.

Questo sposta il baricentro su contenuti originali, autorevoli, profondi. E su formati dinamici: video, podcast, community. L’idea di web statico sembra archiviata.

3️⃣ Pubblicità e AI: convergenza graduale
AI Mode è integrato nella ricerca e include sperimentazioni commerciali.
Google Gemini, invece, resta orientato alla creazione (scrittura, codice, sviluppo) e non ha – per ora – piani pubblicitari dichiarati.

Nel frattempo, l’AI entra nel cuore del business: pianificazione media più predittiva, customer journey non lineari, automazione avanzata.

4️⃣ Europa: enorme potenziale, nodo regolatorio
Si parla di +1,2 trilioni di euro di PIL in dieci anni grazie all’AI.
Ma tra 100+ regolamenti digitali approvati dal 2019 e norme talvolta in conflitto, il time-to-market dei nuovi prodotti diventa complesso. Non solo per i big tech, ma soprattutto per le startup.

Per chi lavora nel digitale (editori, advertiser, piattaforme, fintech, insurtech) capire l’evoluzione delle fondamenta di Google vuol dire riuscire a leggere in anticipo dove si sta spostando il valore. E, se possibile, anticiparlo.

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