OpenAI ha appena acquisito Hiro Finance ed è la seconda operazione nel mondo della finanza personale in sei mesi.

Hiro, fondata nel 2024 da Ethan Bloch (ex Digit), aveva costruito qualcosa di molto semplice da spiegare e molto potente da usare: un “CFO personale” basato su AI. Colleghi i tuoi conti, inserisci stipendio, debiti e obiettivi, e il sistema simula scenari concreti: comprare casa, ridurre i debiti, gestire un imprevisto.

In pochi mesi aveva già intercettato oltre 1 miliardo di dollari di asset degli utenti.

OpenAI però non sta comprando questi numeri, l’interesse è su altro.

Se metti insieme questa acquisizione con quelle precedenti (Roi nella finanza e Torch nella sanità), sembra che vogliano costruire dei “motori di contesto”, ovvero delle infrastrutture capaci di prendere dati personali complessi, organizzarli e renderli utilizzabili da un modello AI.

Prima raccogli i dati, li capisci, li cucini, li fai sbollentare, suggerisci cosa fare e poi…agisci. Magari le prime volte con una supervisione poi… tutto in automatico.

Con l’Agent Commerce Protocol sviluppato insieme a Stripe, l’intenzione è quella di passare da un’AI che consiglia a un’AI che esegue. Non più “potresti vendere il 10% del tuo portafoglio”, ma “lo faccio per te”.

A quel punto ChatGPT non è più un assistente ma diventa una sorta di sistema operativo sopra iOS e Android, dove le app (banche incluse) sono strumenti che vengono chiamati quando servono.

Di nuovo, ormai è trita e ritrita sta cosa, chi controllerà il contesto (i tuoi dati) e l’interfaccia (il punto di accesso) si prenderà la fetta più grande della torta. Gli altri a guardare.

La finanza è un campo perfetto: i dati si accumulano nel tempo, prendere le decisioni giuste al momento giusto è davvero importante e non sono informazioni che puoi semplicemente “scrapare” online.

OpenAI integrerà tutto dentro ChatGPT o lancerà un’app separata? Quanto velocemente passeremo da simulazioni a operazioni reali? E soprattutto, quanto spazio lasceranno i regolatori?