
La parola “Hard Disk” sa di muffa, sa di naftalina. E invece. Se è vero che il boom dell’AI ha trasformato Nvidia e OpenAI in superstar, c’è un settore insospettabile che sta beneficiando quasi altrettanto: lo storage fisico.
Del resto tutti i dati (testi, immagini, video) che l’AI produce e consuma devono pur finire da qualche parte. E i data center, per accumularli, si affidano ancora ai grandi hard disk.
Western Digital e Seagate, i due leader globali, hanno riportato una crescita dei ricavi di circa il 30% nell’ultimo trimestre. Numeri in impennata, trainati da:
- la fame insaziabile di dati dell’intelligenza artificiale;
- prezzi crescenti dei dischi ad alta capacità;
- la tendenza delle aziende AI a conservare i dati, anziché cancellarli, dopo l’addestramento dei modelli.
I campioni fanno faville:
- Western Digital ha spedito 190 exabyte (un miliardo di GB = 1 exabyte), +32% in un anno.
- Seagate ha fatto persino meglio: +45%.
E per te che sei un nerd vero, sappi che, oggi, circa l’80-90% dello storage dei data center è ancora su hard disk, molto più economici degli SSD (so che ci hai pensato o lo stai facendo in questo momento dicendo “ah, già”).
Secondo Gartner, il mercato globale degli hard disk potrebbe toccare i 24 miliardi di dollari già nel 2026: il doppio rispetto al 2023 (anno di forte calo).
E il potere contrattuale dei produttori sta crescendo: Western Digital e Seagate, di fatto un duopolio (con Toshiba distante), stanno firmando accordi di fornitura a lungo termine con i giganti del cloud e dell’AI. Con margini già raddoppiati al 40% e nuove tecnologie come l’HAMR (che porta i dischi oltre i 30 terabyte), il loro futuro sembra meno “noioso” del previsto.
Senza chip non c’è AI, ma senza storage non c’è dato.
Finché l’intelligenza artificiale continuerà a crescere, anche l’hardware “vecchia scuola” potrebbe avere un una lunga storia dignitosa.
Fonte: WSJ